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YES WE CALL INTERVISTA CON GABRIELE FABIANI

PHILIPPINES-ECONOMY-BUSINESS-OUTSOURCINGSe Cosenza fosse una città americana sarebbe chiamata  “Call Center City”. E sì perché nella città dei bruzi i call center dilagano in ogni dove e sono il ricettacolo e il porto di diplomati, neo laureati, laureati, disoccupati, inoccupati e ormai anche di persone più in là con gli anni che lì cercano riparo in attesa di “tempi migliori”. Per analizzare bene il fenomeno di Call Center City abbiamo incontrato un giovane e brillante scrittore che con il suo libro “Yes, We Call” ha rotto il muro del silenzio e dato voce a tanti operatori che lavorano sfruttati nell’ombra. In questa ottima fatica letteraria il bravo Gabriele Fabiani oltre a raccontare i suoi anni trascorsi con le cuffie in testa ha anche approfittato per raccontare tanti aneddoti legati a questa difficile e logorante posizione. Da qui la parola a lui . << Ho raccontato la mia vita di operatore call center dal 2007 al 2013 nelle varie aziende che ho cambiato. Ci tengo a rimarcare che ho sempre fatto l’operatore  da quando sono entrato ingenuamente per la prima volta in questi capannoni da macello. Quando ho firmato i primi contratti non sapevo nemmeno cosa firmavo, ed i datori di lavoro spiegavano solo i doveri e giocavano sulla nostra ignoranza. Ci facevano passare per dovere cose che nel contratto non esistevano. Ad esempio su un contratto a progetto non ci sono vincoli di orari, di turni e invece loro ci vincolavano a turni, a orari e disponibilità settimanali che non ci competevano>>. Quindi pian piano hai iniziato a prendere coscienza che non sarebbe stato semplice muoversi in questo mondo. <<All’ inizio come dicevo su mi sono trovato catapultato in questo mondo traumatico. Ero studente universitario e mi faceva comodo guadagnare qualcosa. Ma era dura. Avevo a che fare con una catena infinita di persone che telefonavano per loro problematiche e richieste. Noi dovevamo essere come dei soldatini che obbediscono senza fiatare. Con il tempo poi ho acquisito conoscenze che mi hanno fatto capire che eravamo schiavi sfruttati soprattutto perché capivo meglio i contratti che firmavo>>. Quindi questo è stato l’incipit che ti ha portato a denunciare tutto in Yes, We Call?

<< Si è stata una presa di coscienza continua che mi ha indotto a scrivere il libro. La mia è una denuncia di tutto il sistema a 360 gradi. Non è solo un accanimento contro certi usi e costumi di fare imprenditoria ma è un vero e proprio viaggio attraverso le riflessioni che in alcuni casi colpiscono anche gli operatori nel senso che a volte per colpe dirette o indirette si dà un cattivo servizio all’utente>>. Avendo letto tempo fa il tuo libro mi ha colpito molto come tu entri nello specifico nell’ultima parte proprio per quel che riguarda l’aspetto contrattuale. << Si infatti la tesi fondamentale riguarda la contrattualizzazione con la quale vengono assunte le persone. C’è di tutto : diplomati, neo laureati, laureati, avvocati, ingegneri, chimici, commercialisti, over 40, over 50  che il mondo del lavoro ormai rigetta. Ho visto menti che sbancherebbero in qualsiasi altro paese del mondo e che per non allontanarsi da casa scelgono un call center e gente che non sapeva nemmeno accendere il computer e indossare una cuffia. Tutti in questo tritacarne, in questa macelleria sociale. Una mercificazione totale del lavoro. I nuovi operai della catena. Spersonalizzazione e atomizzazione dell’individuo>>. Gabriele perché secondo te Cosenza è la città dei call center?

<<Non essendoci altro le persone accettano tutto. L’interesse dei politici è proprio questo. Quello di impiegare le persone nei call center per avere un bacino di voti. Tutto ciò per accontentare le persone, ma rendendole schiave, incatenate e sfruttate. Per sempre. E’ una questione secolare per la nostra terra>>.  Un quadro disarmante, ma reale. Le soluzioni ? Ci sono secondo te ? << L’unica è quella di somministrare nel settore delle telecomunicazioni gli appositi contratti nazionali che invece sono una rarità e vengono somministrati solo in qualche call center nel settore inbound>>.

Giandomenico Sica

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