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William Roberts madrelingua inglese ci racconta la sua vita in Calabria.

Cosenza –  25/04/2015 di Giandomenico Sica

emigrante

“Do you speak english” è sicuramente la frase più famosa su questa terra. La sentirete ovunque. E’ un passaporto mondiale. Questa lingua muove il mondo, le relazioni tra popoli, la possibilità di poter comunicare tra chi nasce in Corea e chi in Norvegia. E’ una lingua che se metti in una stanza persone provenienti dagli angoli più remoti della terra potrai sentirgli cantare a squarciagola “Let it be”. E’ una lingua mondiale che unisce i popoli e li pone quasi sotto una unica bandiera. Ci sono posti dove conoscere questa lingua può servire per avere una vita migliore, con più diritti e soddisfazioni e poi ci sono posti dove questa lingua non serve a nulla. Uno di questi è il Sud Italia dove essere addirittura madrelingua è quasi una idiozia. Conoscerla può comportare quasi un motivo di derisione. Di invidia e sospetto. Può capitare di imbattersi in persone che ti dicono << Qui a Cosenza l’inglese non serve, a noi basta u cusentinu>>. Peccato che questa lingua la parlino i pastori Masai della Tanzania. Il popolo più arretrato sulla terra.

Abbiamo incontrato un ragazzo madrelingua inglese William Roberts di 22 anni che nella terra di Sua Maestà ci è nato e vissuto e gli abbiamo chiesto se il suo essere british lo aiuta nella vita di tutti i giorni qui in Calabria.

William vive in Italia da otto anni ormai e parla benissimo anche l’italiano. Si è diplomato all’ Istituto Tecnico Industriale con 82/100, ed è perito elettronico. Dopo il diploma la voglia di lavorare è tanta e William accetta di lavorare come operaio metalmeccanico in Abruzzo.

Chiediamo a William come da Cosenza sia finito in Abruzzo. << Ho preso questo lavoro non con una raccomandazione subdola, ma tramite un giro di conoscenze che mi ha fatto arrivare fino a Vasto. Sono stato assunto come elettricista, ma facevo con massimo impegno anche altre mansioni e anche le pulizie. Avevo un contratto da apprendistato da 700 euro al mese e lavoravo cinque giorni su sette dalle 8 alle 17. Solo gli straordinari non venivano pagati. Per il resto in fondo era tutto buono. Dopo un anno arrivai a prendere 1100 euro>>.

Poi cosa si è rotto? << Avevo quattro anni di contratto, ma dopo un anno e mezzo il mio datore di lavoro mi ha intimato di dare le dimissioni. Non ho subito mobbing però l’atteggiamento era ostile e insopportabile da parte dei superiori>>.

Quindi rassegni le dimissioni e torni in Calabria? << Si sono due anni che non lavoro. Cerco lavoro in tutti i modi ma non trovo nulla. A nessuno e dico nessuno interessa che io sia madrelingua. Eppure le aziende in Italia fanno fatica a trovare personale che sappia parlarlo. Qui al Sud essere inglese o somalo è la stessa cosa. Non esiste il merito tranne che per rarissime eccezioni>>.

Spiegaci che differenze ci sono tra l’Inghilterra e l’Italia per l’accesso nel mondo del lavoro. << In Inghilterra lo stato ti aiuta nella ricerca, nell’istruzione e anche con dei sussidi nei periodi in cui dovessi perdere il lavoro. Ti supporta e ti incita. Qui esistono centri per l’impiego che sono a mio parere solo stipendifici e non servono a nulla. Nella bacheca offerte qui a Cosenza puoi trovare annunci per badanti vecchi di quatto anni, per marinai sui pescherecci in Norvegia a pescare baccalà. Il personale non è né formato né utile. Nella terra di sua Maestà vige il merito. Qui esiste rarissimamente. In Italia viaggiano alla grande i raccomandati e figli di papà>>.

Quindi in questo manifesto nefasto che progetti hai per il futuro? << Voglio continuare a mettercela tutta e trovare lavoro qui. Mi sento a casa a Cosenza. A me piace questo Paese. Tornare in Inghilterra sarebbe troppo facile. Voglio farcela qui perché sarebbe più soddisfacente e perché amo questo Paese>>.

Cosa aggiungere se non augurare buona fortuna a William, nella speranza che la sua costanza verrà premiata e che questo Paese inizi a perseguire un po’ di merito. Altrimenti alla lunga qui rimarranno solo anziani, militari e circensi di ogni tipo. Disincanto.

 

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