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La vita da ultras raccontata da Mario

Dal San Paolo ad Angri, Dall’Olimpico a Gela, Dal Bentegodi alla tessera del tifoso. La vita da ultras raccontata da Mario, schiavo solo della passione per due colori : rossoblù

In Inghilterra, patria del calcio, passeggiando potrete trovare delle scritte del tipo : << Cosa sarebbe il calcio senza i tifosi?>>. Forse potremmo rispondere senza margine di errore : niente. Sì perché senza la passione della gente il calcio avrebbe poco senso. Noi di Notia per una volta abbiamo deciso di non parlare di calciatori impomatati e belli, e di veline e letterine al seguito, ma di scrivere dell’essenza di questo “gioco”, della passione che scorre nel sangue. Di chi è dodicesimo uomo in campo : l’ultrà. O meglio i dodicesimi uomini in campo : gli ultras. Non è un viaggio semplice, perché gli ultras hanno loro codici, loro stili di vita, loro regole ben definite. Ma hanno tanto cuore. Il nostro viaggio parte dalla sede dell’ Alkool Group di Cosenza dove Mario Molinari 34 anni  uno dei leaders storici del gruppo ci riceve e inizia a raccontarci il loro essere. Con Mario affronteremo anche lo spinoso problema della tessera del tifoso di cui molti parlano e scrivono senza sapere, ma prima per scaldare i motori vogliamo farci raccontare qualcosa della sua vita di ultras  accanto al Cosenza Calcio. Mario da quando segui il Cosenza? <<In casa dal 1987 e in trasferta dal 1989 a Taranto quando perdemmo la Serie A per la classifica avulsa. Dal 1996 ho iniziato a partire da solo in trasferta e non mi sono più fermato>>. A quante trasferte siamo? <<Oltre trecento. Sempre rappresentando l’Alkool Group che segue il Cosenza dal 1985 e che l’anno prossimo a Giugno festeggerà i trenta anni accanto ai lupi>>. Le trasferte che ricordi con più piacere? << Ci vorrebbero ore e un libro. Il 13 Novembre 2000 ero a Cagliari al Sant’Elia e posso dirti che sono partito da solo per la Sardegna. Sono arrivato a Napoli, mi sono imbarcato per Olbia, poi in treno per sei ore fino a Cagliari e lì ho trovato gli altri. Era un posticipo del lunedì, finì 1-1 con goals di Modesto e Savoldi per noi. Lunedì notte abbiamo dormito a Cagliari perché la nave era martedì alle 18. Fu un martedì di passione perché mentre passeggiavamo per la città i cagliaritani ci assalirono più volte, ma ci siamo difesi alla grande ad ogni loro attacco. Non ci hanno preso nulla né tanto meno lo striscione che alla partenza abbiamo esposto orgogliosamente dalla nave che lasciava il porto. Sono partito di sabato e sono arrivato a casa mercoledì>>.

 
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E dopo la terra sarda, altre avventure? << Pistoiese – Cosenza 23 Dicembre 2000 una trasferta natalizia da brividi. Risultato finale 1-1 con goal indimenticabile di Riccardo Zampagna. Al ritorno alla stazione di Firenze abbiamo trovato  cinquanta veronesi e sono iniziati gli scontri. Gli abbiamo preso due bandiere. Purtroppo una abbiamo dovuta consegnarla alla polizia, ma l’altra è stata portata a Cosenza come bottino di guerra e con immensa goduria posso mostrartela>>. E della tre giorni San Paolo di Napoli e Olimpico di Roma cosa ricordi? << Tutto. Nei minimi dettagli. Settembre 1998 Napoli – Cosenza 1-2 prima vittoria storica al San Paolo con goals di Tatti e Riccio.  Eravamo 2.000, partiti con treno speciale. Appena arrivati in stazione subito scontri con la polizia. All’arrivo allo Stadio scontri con napoletani e polizia. Ci siamo fatti valere. Al ritorno eravamo in estasi e tre giorni dopo eravamo in Curva all’Olimpico di Roma per la gara di Coppa Italia contro la Lazio persa 2-1. Ma che goduria anche lì passare in vantaggio ed per esultare per la prima e unica volta all’Olimpio. Irripetibile. A Roma eravamo mille, ma sembravano 10 mila>>. Fin qui gli anni d’oro della Serie B e sempre al seguito e negli anni bui della D invece? << Alkool Group sempre presente. Non siamo mai mancati. Anche quando non c’era lo striscione noi c’eravamo sempre. A Angri – Prov. Salerno – ci lanciavano oggetti dai balconi. A Eboli, dove io purtroppo mancavo, è stata una caccia all’uomo. Loro hanno investito apposta un nostro ragazzo che è vivo per miracolo, noi abbiamo reagito ed avevamo un’ intera città contro. Credo sia una cosa che passerà alla storia. Eravamo ostaggi in quella città>>. Del resto anche Cristo s’è fermato lì. Vorrà dire qualcosa. Torniamo a noi Mario, e iniziamo a discutere della fatidica tessera del tifoso. << Ha diviso ancora di più gli ultras. Avremmo dovuto lottare tutti insieme con l’aiuto delle grosse tifoserie. Invece molti si sono tesserati quasi da subito. Qui a Cosenza volevano combatterla, ma non si è combattuta. Noi, insieme a pochissimi altri, abbiamo lottato fino alla fine. Arrivavamo a Barletta, a Taranto, a Gela e in tanti altri posti e rimanevamo fuori lo Stadio esponendo lo striscione “No alla Tessera”, ma eravamo sempre i soliti e avevamo sempre le forze dell’ordine alle calcagna che ci mandavano via perché in quella situazione non potevamo stare. Macinavamo chilometri, superavamo ostacoli e rimanevamo fuori per essere fedeli al nostro ideale>>. E da quest’anno cosa avete deciso di fare? So che a Caserta siete entrati senza tessera? <<Da questa stagione volevamo lottare diversamente. Dopo Caserta dove siamo entrati grazie ai fratelli casertani che hanno convinto gli steward, dato il fraterno gemellaggio, a lasciarci entrare abbiamo capito che dalla prossima trasferta di Lamezia Terme non sarebbe partito nessuno. Questa decisione ha spiazzato tutti. Come gruppo non ci sentivamo di tesserarci per primi pur sapendo che era l’unico modo per andare in trasferta. Però non riuscivamo nemmeno a mancare le trasferte. Un momento di stallo e di riflessione tostissima. Personalmente a Lamezia sono andato in tribuna, e dopo Lamezia ho continuato ad andare in tribuna sia in casa che fuori. Con ogni sotterfugio ho deciso di seguire la squadre ovunque senza lasciarla mai sola>>. A Foggia cosa è successo? Raccontaci. << Foggia è una data storica. Spartiacque. Siamo partiti in sedici in un pullman da cinquanta posti. Arrivati allo Zaccheria di Foggia  abbiamo cercato di entrare senza la tessera ma con documenti in mano ma per tutta risposta le forze dell’ordine ci hanno schedati e rimandati indietro. Ci hanno scortato fino a Bari. Durante il ritorno ci siamo chiesti dove fossero i ragazzi che cantavano in curva in casa : “No alla Tessera”. Foggia è stata la classica goccia che ci ha fatto capire che a malincuore ma dovevamo tesserarci. La lotta ahimé non si fa coi cori. Ci siamo tesserati e per la trasferta di Chieti eravamo tesserati>>. Cosa significa quindi tesserarsi e come si fa a farlo? <<Significa schedarsi. Si va allo Store della società si danno le generalità, e si fa una foto segnaletica che viene trasmessa in Questura e da lì poi viene dato il placet positivo o negativo per il relativo rilascio. In più si pagano sei euro ogni cinque anni che non so in quali tasche finiscano. Avendo la tessera puoi comprare i biglietti per andare in trasferta. Ma quando il Prefetto vieta la trasferta l’utilità della tessera è nulla. Per me la tessera è l’ennesima pagliacciata italiana. Ha allontanato tutti dagli stadi, dove si entra con più difficoltà che su un aereo, e soprattutto ha aumentato gli incidenti perché alcuni di noi andando in tribuna si trovano a contatto direttissimo con i tifosi locali. Che poi ormai se commetti un reato sia dentro o fuori ti prendono sicuro con tutte le telecamere che ci sono. La tessera è inutile. Ci sono tesserati, che hanno subìto Daspo di due anni dopo i fatti famosi di Eboli, come Danilo D’Angelo che hanno fatto richiesta ed è stata accettata. Di regola dopo un Daspo devono passare cinque anni per fare richiesta della tessera, ma ci sono stati casi in cui cinque anni non sono passati. La norma è questa, ma ci sono le eccezioni>>. Concludendo Mario, vi siete dovuti a malincuore piegare comunque al sistema. <<Noi non saremo mai schiavi di nessuno, soprattutto dello Stato italiano. Tanto meno della tessera, ma saremo sempre e solo schiavi di una passione che si chiama Cosenza. I nostri lupi e la nostra fede sopra tutto. La nostra è una grande curva che deve tornare ai fasti di un tempo. Tessera o meno. Perché Cosenza è forte e vincerà. E mai si arrenderà o piegherà>>.

Giandomenico Sica

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