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Ventesimo anniversario della morte del Sindaco Fausto Lio

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Il 1 aprile 1995 moriva Fausto Lio. Qualche anno fa l’Amministrazione Comunale gli ha intitolato una piazzetta nella zona di Via Popilia e sulla targa è stato scritto “politico”. Si lui è stato un politico ma non solo, perché sicuramente è stato anche un innovatore e nello stesso tempo amministratore attento ai bisogni delle persone, della comunità, dell’ambiente; è stato un dirigente rigoroso e in egual misura appassionato e sempre alla ricerca di strade nuove che potessero contribuire allo sviluppo culturale ed economico. Fausto Lio è stato Sindaco democristiano di Cosenza negli anni 1970-’75 dopo esserne stato consigliere e assessore negli anni Sessanta. Anni difficili sul piano sociale ed economico ma nei quali in maniera innovativa e al tempo stesso trasparente e rigorosa si impegnò per cercare di dotare la città di servizi, strutture, di migliorare l’organizzazione della macchina comunale. Era convinto che un’amministrazione pubblica dovesse avere funzioni di indirizzo ma anche di traino e stimolo culturale ed economico. A testimonianza di ciò ha lasciato volumi che certificano l’operato ed i progetti già in essere dell’Amminstrazione Comunale in quegli anni convinto che fosse giusto che i cittadini giudicassero su dati di fatto gli amministratori da loro eletti. Per vari motivi non si presentò alle successive elezioni amministrative del ’75, il capolista della Democrazia Cristiana fu l’on. Pierino Buffone, sottosegretario uscente alla Difesa, e il colore dell’amministrazione comunale cambiò passando al Partito Socialista. Fausto Lio fu anche dirigente e memoria storica dell’Ente di Sviluppo Regionale, ESAC o Opera Sila come ancora veniva chiamata per ricordarne le origini nei primi anni ’50. Gli si dedicò senza risparmio fino alla pensione e lo difese da attacchi ingiusti anche con i suoi libri ma si dimise da Direttore Generale, ritornando a dirigere il Servizio di Ragioneria dell’Ente, per disaccordi con l’allora Assessore regionale all’Agricoltura sul bilancio dell’Ente perché convinto che “ le esperienze fatte … dicono di poter rimanere su una sedia prestigiosa per valorizzare la dignità professionale e non per demotivarla e dequalificarla, insieme a quella dell’organismo pubblico in cui si opera con responsabilità apicali”. Era questo un ulteriore segno di una diversa visione del rapporto con la politica e la sua fu anche una lezione di stile, di dignità che già allora a qualcuno sembrò fuori moda. Sono trascorsi venti anni dalla sua morte, ma credo che un’analisi di quegli anni potrebbe essere ancora utile per interpretare schiettamente la storia della città e della regione in questi ultimi quaranta anni. Grazie per l’attenzione Serafino Lio

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