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Unical, Complesso “San Gennaro” senza acqua e riscaldamento

Tornerà a riunirsi nuovamente mercoledì 21 ottobre alle ore 18:30, l’Assemblea per il Diritto all’Abitare – Unical, per tenere alta l’attenzione su quello che viene definito il “luogo – non luogo” ovvero, il complesso residenziale San Gennaro nel campus di Arcavacata
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RENDE (CS) – Sono stati una decina, gli studenti, che hanno risposto all’appello per l’assemblea aperta che si è tenuta al centro del Complesso Residenziale San Gennaro; un luogo significativo sia dal punto di vista dell’assenza di un punto aggregativo sia perché è il punto in cui arrivò la contestazione studentesca alla prima inaugurazione-farsa del Complesso il 21 ottobre 2013 alla presenza dell’allora ministro Maria Chiara Carrozza.
Come si leggeva nel volantino di convocazione, affisso sulle porte del nuovo studentato e veicolato online dalla pagina facebook della stessa Assemblea, il tema principale per cui è stata indetta l’assemblea era quello della mancanza di numerosi servizi all’interno del complesso residenziale dove non c’è acqua calda e riscaldamento in tutti gli appartamenti, cosa che rendeva particolarmente difficile la permanenza degli studenti, costretti per l’igiene quotidiana a trovare ospitalità da amici o a riscaldarsi l’acqua nei pentolini; una condizione ai limiti della vivibilità risolta dall’Unical, solo alla terza settimana di lezioni e dopo un mese dalle prime assegnazioni alle matricole.
 
Ma non ci sono solo i servizi ‘minimi’ al centro della questione perchè i disservizi riguardano anche la rete Wi-Fi, indispensabile per qualsiasi operazione relativa alla propria carriera universitaria oltre che per il reperimento del materiale didattico, che è ancora molto debole e in molti appartamenti non arriva affatto; la strada di accesso è lunga, scomoda e in salita visto che non esiste un collegamento diretto con le pensiline, né è previsto alcun servizio navetta; gli ascensori non funzionano; è sprovvisto di una lavanderia; in tutti gli edifici ci sono infiltrazioni d’acqua già alle prime piogge, e in quasi tutti mancano addirittura le scale d’emergenza esterne.
 
“La realtà è che, a 2 anni dalla sua prima inaugurazione – scrivono gli aderenti all’Assemblea – il “San Gennaro” è stato aperto nonostante la struttura nel suo complesso manchi di servizi fondamentali e necessiti di lavori per ben 424.827€ tra la realizzazione di una recinzione, la sistemazione a verde delle aree centrali attualmente inospitali, la costruzione di una condotta idrica per l’irrigazione e per l’impianto antincendio, e la realizzazione del famoso percorso pedonale verso il Ponte Bucci; lavori che il CdA ha deliberato nella seduta del 13 luglio la spesa ‘tenuto conto della disponibilità di bilancio indicata in premessa’ (220.000€ ), lasciando dunque indeterminata la decisione su cosa fare effettivamente e cosa invece sacrificare”.

“Con queste ulteriori spese il costo complessivo del San Gennaro – è scritto ancora nella nota – che avevamo già indicato mesi fa con l’inchiesta UnicalGhost Town, sale a circa 17 milioni di €, con l’incredibile media per posto-letto di 85.000 €; cifra incredibile se si pensa alle centinaia di metri da fare in salita da e verso il Ponte, alle 2 settimane senza acqua calda, alle infiltrazioni d’acqua, mentre l’unica ‘presenza’ dell’Unical è il custode pronto ad ascoltare e rassicurare sui vari problemi. Pensiamo che il caso del san Gennaro sia emblematico del modo di gestire le risorse da parte dell’Unical in tema di qualità della vita e servizi agli studenti, perciò continueremo il nostro percorso di inchiesta in questo e negli altri quartieri residenziali, passando per altre assemblee aperte e altre azioni di comunicazione nel territorio universitario”.

 
fonte:quicosenza

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