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Una colomba nel sangue, vita e opere di Yasser Arafat.

Pillole di Storia a Cura di Giovanni Trotta

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Yasser Arafat nacque nell’agosto del 1929 a Il Cairo, ma sul giorno della sua nascita non vi è nessuna certezza. Infatti in più occasioni egli affermò di essere nato il 4 agosto, mentre il certificato di nascita cita come data il 29 dello stesso mese. Sicuramente Arafat nacque in una famiglia agiata originaria della Palestina, il padre fu un abile commerciante mentre la madre morì quando egli era ancora un bambino. La sua infanzia trascorse tra Il Cairo e Gerusalemme, e qui entrò subito in contatto con i comitati che si opponevano alla nascita dello stato ebraico. Intanto il giovane Arafat si iscrisse alla facoltà di ingegneria della capitale egiziana e nel 1956 si laureò e partecipò, in qualità di sottotenente, alle operazioni di guerra durante la crisi di Suez. Nel 1959 egli, per sfuggire alle mire del Mossad, si rifugiò in Kuwait dove fondò il movimento politico Al Fatah (in arabo “i giovani”), riuscendo a coinvolgere centinaia di giovani palestinesi nella lotta contro Israele. Dopo la sconfitta nella guerra dei sei giorni (5-10 giugno 1967) Arafat e molti personaggi importanti legati ad Al Fatah furono costretti a convergere nell’OLP, ovvero l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, divenendone presidente nel febbraio del 1969. Con il suo carisma e la sua attività riuscì a dare nuova linfa alle organizzazioni di guerriglieri palestinesi che, dopo la tremenda sconfitta del 1967, non credevano più nella lotta contro lo stato ebraico.
 
Dopo un breve periodo di esilio in Giordania, l’OLP e il suo leader si trasferirono in Libano, prendendo parte attiva nella guerra civile che per 15 anni insanguinò il paese. Nel 1974 si presentò alle Nazioni Unite, chiedendo aiuto per il riconoscimento della Palestina e riconoscendo per la prima volta Israele. Nel 1983, dopo la strage di Sabra e Chatila, il quartier generale dell’OLP venne spostato a Tunisi, e in questa città nel 1987 (anno di inizio della Prima Intifada) venne proclamato lo stato indipendente della Palestina, di cui divenne presidente nel 1989. Questo periodo fu davvero difficile per il Medio Oriente, infatti nel 1990 Saddam Hussein invase il Kuwait, provocando la prevedibile reazione degli Stati Unti e della coalizione anti Saddam. Inspiegabilmente Arafat si schierò dalla parte del dittatore iracheno, incrinando i rapporti che era riuscito precedentemente a intrecciare con intellettuali e politici israeliani ed occidentali. Ad ogni modo rimase l’unico leader nella vasta galassia palestinese ad essere legittimato a trattare con le altre nazioni, infatti nonostante le accuse di sostegno al terrorismo, Arafat fu l’unico rappresentante della Palestina a voler veramente la pace e ad impegnarsi seriamente per tale obiettivo.
 
Nel 1991 Palestina e Israele si sedettero ad un tavolo nella famosa conferenza di Madrid, che precedette di due anni la firma dei trattati ad Oslo tra Yitzhak Rabin e Arafat, che ricevettero un anno dopo, insieme a Shimon Peres, il premio Nobel per la pace, motivato proprio dall’impegno profuso da questi tre grandi uomini nel porre fine all’escalation di sangue tra i contendenti. Alla morte di Rabin, avvenuta nel 1995, i rapporti tra Arafat e il nuovo presidente Netanyahu subirono un deciso peggioramento, tanto da sfociare nel 2000 nella Seconda Intifada. Arafat non riuscì più ad avere la stessa presa di un tempo sui palestinesi, infatti i suoi connazionali gli preferirono la politica radicale ed assistenzialista di Hamas, che riuscì ad attrarre consensi nelle file dei giovani abitanti della Striscia di Gaza. Da quel momento Arafat non ebbe più controllo sui giovani palestinesi che decisero di diventare dei martiri di Hamas piuttosto che lottare in maniera legale per l’indipendenza della propria terra. Nel 2004 le condizioni di salute di Arafat peggiorarono repentinamente, tanto che si trasferì in un ospedale di Parigi per tentare una miracolosa guarigione. Purtroppo il miracolo non avvenne e l’11 novembre del 2004 il mondo accolse con grande cordoglio la notizia della scomparsa di quest’uomo che tanto lottò per la libertà della propria terra.
 
Nel 2012, l’istituto per la radioattività di Losanna trovò tracce significative di polonio sugli effetti personali di Arafat. La notizia fece grande scalpore, tanto che si decise di riesumare il cadavere del leader palestinese e di fare un’autopsia. Questa rilevò grandi quantità di quest’elemento radioattivo, lo stesso che nel 2006 avvelenò l’ex spia del KGB Litvinenko. La conclusione dell’istituto svizzero sostenne in pratica che il leader palestinese fu avvelenato, e che gli unici a volerlo non potevano essere che il Mossad e il governo israeliano. Nel dicembre del 2013, un’indagine condotta da scienziati russi smentì categoricamente le conclusioni dell’istituto di Losanna ed anzi affermò che nel corpo di Arafat non vi erano assolutamente tracce di polonio. Secondo loro la morte avvenne per cause naturali (senza dire però quali) e senza alcuna traccia di avvelenamento. Ancora oggi il mistero sulla morte di Arafat rimane aperto, così come ancora rimane in alto mare la possibilità di far convivere pacificamente questi due popoli, infatti ancora oggi, dopo più di sessant’anni di guerra e di terrorismo, la soluzione alla più grave questione territoriale dopo la seconda Guerra mondiale rimane solo una pia illusione.

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