contatore stats La Vera storia sulla chiusura dell’ Emmezeta come non l’avete mai sentita. | TUTTOCOSENZA

subscribe: Posts | Comments

 

La Vera storia sulla chiusura dell’ Emmezeta come non l’avete mai sentita.

Curiosità – 27/05/2014, Giandomenico Sica

1

 

Montalto Uffugo – Il dramma di perdere il “posto di lavoro” è un dramma ovunque. In ogni angolo del mondo. Ma come in ogni angolo del mondo ci sono delle disparità. E le disparità e le classifiche ci sono anche quando si perde il “posto di lavoro”. Siamo stati bombardati dalle pasionarie di Alitalia ( che poi hanno venduto anche l’anima in televisione) perché “bucavano” lo schermo; dagli operai dell’ Ilva con i loro giusti “tumori” e “timori”; dalle tute blù metal meccaniche di Fiat che sono per strada dagli anni delle ribellioni giovanili; e in ultimo dalle signore friulane della Electrolux che giustamente difendono i propri elettrodomestici. Poi ci sono quelli di cui non scrive nessuno ed ai quali noi vogliamo dar voce. Inizia una lunga storia fatta di “stranezze” e punti interrogativi.

 


Il muro del silenzio lo rompiamo ascoltando la storia di Guido Cristiano, un ragazzo come tanti che nel 2001 viene assunto come magazziniere nel Gruppo Emmezeta di Maurizio Zamparini.

L’ ingresso in azienda è da semplice operaio e tramite le tentacolari agenzie interinali. Guido lavora bene e nel 2002 viene assunto con contratto di apprendistato di due anni direttamente da Emmezeta. Il suo sogno di vita si realizza quando dopo i due anni scatta il desiderato tempo indeterminato. Il ché significa : famiglia, matrimonio, figli e derivati vari. Da qui il Guido pensiero, che raccoglie quello di 100 famiglie : “Il primo giorno che sono arrivato in azienda non c’era nemmeno l’asfalto. Non c’era nulla. Parcheggiavamo lontano, e andavamo a piedi. Quando pioveva forte arrivavamo in ditta con il fango alle ginocchia. Ho visto nascere l’azienda, come se fosse un figlio. Un giorno arrivammo negli spogliatoi e trovammo allegato, l’acqua era alta credo un metro e mezzo. Rimanemmo di sasso, era la prima di tante stranezze”. Guido nel corso del racconto userà spesso la parola stranezza e perché il suo è un “memoriale”, lui non vuole accusare nessuno, e vuole solo rendere pubblico il suo dolore. “ Quando vedemmo quell’allagamento capimmo che le cose iniziavano a non andare, ma con i colleghi in nome del “santo posto di lavoro” facemmo finta di nulla. Ci hanno insegnato che per lavorare si fa di tutto. Continuammo. Senza fiatare”.

Ricordi altre stranezze Guido ?
“ Certo, un giorno durante alcuni controlli ci è stato detto di non aprire alcune porte e siamo stati spostati da dove lavoravamo di solito e siamo stati mandati in altre postazioni. Il tutto comandato dal responsabile di magazzino sotto ordine del direttore. Io ovviamente so e immagino i motivi di queste magagne, ma non posso darteli per certi e con le prove”.
E in questa situazione anomala, i profitti c’ erano ? Eravate pagati regolarmente ?
“ Si noi abbiamo sempre lavorato alla grande, in armonia e amore. Noi davamo tutto anche perché l’azienda ci dava tutto”. Bene, continuiamo con le stranezze allora, dato che sotto questo aspetto tutto andava liscio. “ Giugno 2002, Mondiale, Italia – Camerun. Sfiorata tragedia. Il direttore che avevamo sapeva quanto lavoravamo e con quanta dedizione, e di conseguenza nei limiti del possibile veniva incontro alle nostre richieste. Quel giorno ci accordò 10 minuti in più di pausa per vedere la partita e mentre ci avviavamo verso la timbratura il muro sopra la nostra postazione, dalla quale avevamo chiamato 20 secondi prima, è crollato devastando tutto. Io e il mio collega , Luca Parise, abbiamo visto la morte in faccia. Quella partita ci ha salvato la vita”.
Accidenti, dopo questo episodio sarà intervenuto qualcuno, avete fermato la produzione. Cosa è successo?

“ Nulla. Come se nulla fosse successo. Il giorno dopo continuammo a lavorare e lavorammo all’aperto. Continuiamo a lavorare nel nome del “Dio Lavoro” per non rimanere sulle macerie”. Controlli dopo questo crollo ?Non credo possa esser passato tutto “in cavalleria”. “ Ah io non ne ho visti. Forse ci saranno stati, ma io non ne ho visti”. “Dopo un paio di mesi tutto è tornato normale e fatturiamo bene ( 15 – 20 mln di euro di media annui) come sempre e riceviamo come sempre tutto ciò che ci spetta. Consentimi di dire una rarità per il Sud Italia”. Nel 2004/ 05 cosa cambia? “Maurizio Zamparini ha venduto tutto e siamo diventati Conforama (battenti bandiera francese) anche se il marchio è rimasto Emmezeta. Cambia la proprietà, ma non i problemi. Nel reparto mobili abbiamo sempre lavorato con le infiltrazioni d’acqua dappertutto e i clienti che venivano le ricorderanno. Conforama poi mandava dirigenti e direttori inesperti e non pronti ad affrontare le situazioni. Al contrario di quelli Emmezeta, scuola Zamparini e quindi molto in gamba e con forte carisma”. A parte tutte le vicissitudini dell’azienda, a te nel 2009 capita anche un infortunio sul lavoro, ce lo racconti. “ Si, nel 2009 sono caduto da una scala e sono rimasto aggrappato a uno scaffale. Sento di dirti che quella scala non era a norma di sicurezza perché non aveva i freni sotto. Sono stato trasportato in ambulanza in ospedale e questo infortunio mi ha scatenato in seguito tre ernie cervicali. E’ tutto refertato, ma ciò che posso dirti è che io non riuscivo a muovermi. Non potevo più prendere pesi e per il problema che avevo sono stato sposato al reparto della vendita dei mobili. Non avevo esperienza e non sapevo da dove iniziare, ma l’azienda mi ha messo in condizione di imparare e ho fatto corsi con docenti molto preparati che insegnavano alla Bocconi di Milano progettazione e architettura”. Quindi con le difficoltà che hanno tutti, ma sembra che tutto più o meno vada bene. I profitti ci sono, l’azienda è stimolante, siete ben retribuiti, avete le ferie, i permessi, avete il terzo fatturato in Italia pur non essendo proprietari dello stabile (dato molto rilevante), l’azienda ha anche provveduto a far sistemare al proprietario i problemi legati ad infiltrazioni ed altro. Sembra quasi il paradiso terreste. Cosa accade per scatenare l’inferno Guido in quel focoso Luglio 2012 ? “ Guarda è clamoroso. Nello stesso giorno arrivano il premio di produzione, gli incentivi della vendita dei mobili (anche se questo era solo per noi dei mobili) e la lettera di licenziamento collettivo. Quasi 100 dipendenti, 100 famiglie buttare per strada. Senza contare l’indotto e la relativa crisi su quanto gravitava intorno a noi. Tutti licenziati tra il 27 e 28 Dicembre 2012. Noi licenziati tutti, mentre in altri centri riduzione del personale : come a Rieti e Udine”.

Chi vi è stato vicino in quei giorni?
“ Nessuno. Nessun interesse politico concreto, né tanto meno mediatico. 100 famiglie buttate per strada e a nessuno fregava nulla”.
Le vostre forme di protesta ?
“ Ovviamente abbiamo scioperato, alcuni di noi si sono incatenati, chi è salito sul tetto, ma è stato tutto vano. Anche perché adottando le riduzioni di personale negli altri stabilimenti nessuno poteva essere ricollocato. Anzi c’è da dire che due posti sono usciti. Uno per il direttore e uno per il responsabile. Non ce l’ho con loro, credimi. Ma con il metodo. Non c’è equità. Non c’è logica”.
In conclusione Guido, perché l’azienda ha chiuso?
“ I motivi redatti a verbali sono due. Il primo è per motivi economici. Per la crisi che “morde”. Ma noi, ti assicuro, eravamo il terzo centro in Italia per fatturazione. Il secondo è la non idoneità dello stabile per l’attività lavorativa. Questo secondo motivo mi dà tanta rabbia. Quindi per anni abbiamo rischiato la vita in nome del “Dio Lavoro”, per quello che per noi era tutto. E’ una beffa. Se ne accorgono dopo 12 anni. Noi oggi siamo senza pane e senza futuro. Abbiamo costruito una vita perché avevano delle basi concrete. Oggi tutto questo non c’è più. E la cosa che mi addolora è che siamo stati lasciati soli. Non interessiamo a nessuno”.
La vita di Guido e di tutte le persone che lavoravano là dentro è crollata, proprio come quel muro che in quel lontano Giugno 2002 a lui ed al suo collega aveva salvato la vita.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.