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Storia di Cosenza I°parte

Cosenza

Mariju

 

(Stemma)

Mina mò ch’è carn’i pùarcu(Motto)
Posizione geografica Terronia
Anno di fondazione 1000 d.C.
Abitanti 70.000 Cosentini e 35.000 Rendesi
Etnia principale Albanesi,Zallari, truzzi e terroni
Lingua dialetto cosentino
Sistema di governo vurri-vurricrazia
Moneta patata silana
Attività principale non fare un cazzo tutto il giorno, spendere in aperitivi e criticare

 

 

 

 


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La città (conosciuta anche come Cosangeles) sorge in prossimità della confluenza tra le fogne Crati e Busento. È circondata da sette colli irraggiungibili in tempi ragionevoli, al contrario di un’altra famigerata città calabrese che di colli ne ha solo tre. La città si estende su una superficie di 37,2 km² di cui 3 vivibili occupati dal centro commerciale “I 2 Fiumi”. Questa ridente cittadina del Sud gode del famoso mite clima mediterraneo: infatti d’inverno la temperatura scende fino allo zero assoluto, mentre d’estate raggiunge un milione di gradi. La città ha la particolarità di trovarsi nella parte est a ventimila leghe sotto il livello del mare e in quella ovest a millemila metri sopra. Al riguardo si suol dire: “Se pensate che tutte le strade portino a Roma, ancora non avete visto la Salerno-Reggio Calabria“.


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Maschio cosentino

Il ballo classico Cosentino è composto da una serie di movimenti incomprensibili (dovuti a una evidente assuefazione da stupefacenti di bassa qualità e/o da Angelo Azzurro mixato male) che tengono a sottolineare la totale incapacità dei ballerini Cosentini medi.

Nelle famose discoteche tamarre il cosentino rozzo pratica l’arte dell’acchiappo sfoggiando magliette attillate, pantalone 9,2 o Jeckerson rigorosamente falsi acquistati da Omar all’autostazione, jeans sbiaditi, finte cinture D&G (D&D o D&B o G&G o F&B), degne del Costantino nazionale, e le originali Hogan nere o marroni, sempre di Omar, ai piedi; il tutto corredato da elegantissime catenazze e dal bijoux più in voga del momento: l’orecchino con finto diamante stile Adriano che sostituisce lo spadino finto Paciotti, ormai in uso solo ai nostalgici. Da notare che il rozzo non esce mai da solo, ha bisogno che “il ragazzo con l’orecchino di perla” by Dj Francesco faccia pendant. Il suddetto pratica l’abbordaggio con frasi a effetto come “qual è la via più breve per arrivare al tuo cuore”, “mi hai trapanato il cuore”, “ma lo sai ca sì na topina popu toga” o cercando di intavolare un discorso semi-serio del tipo “sei molto carina, c’è quel mio amico che si è appena innamorato di te e vorrebbe conoscerti… sì, chiru arrieti a colonna ca fa na pocu u timido, sa, a guagliuna l’ha lassatu i pocu…”
All’interno dei privé è possibile ammirare la diffusa specie Homo vavusus. Trattasi di finti figli di papà dotati di uno spiccato senso per gli affari: costoro investono tutti i propri averi in aperitivi, lampade abbronzanti e scarpe Hogan acquistate presso il senegalese di Piazza Europa (da Omar verrebbero visti da troppe persone). All’ingresso della discoteca guardano con aria di sufficienza il truzzo ed entrano non più tardi dell’una per non perdere la riduzione (Senso Per gli Affari di cui sopra). L’ominide in questione per conquistare una donna ha un suo rituale:

  1. Giocherella col portachiavi della sua chiccosissima Mini Cooper o Audi (acquistata grazie alla vendita della casa della nonna, a sua volta sbattuta in una triste casa di riposo – chi se ne frega, fa sempre parte del progetto di investimento)
  2. Sfodera il cellulare ultratecnologico appena acquistato da Mediaworld (che pagherà con comode rate da 10 euro e 80 cents al mese, per un numero imprecisato di anni) ed effettua telefonate a misteriose ragazze… alias servizio Tim card e Vodafone 190
  3. Avvista una preda appetibile, la invita per un caffè l’indomani e le chiede cortesemente il numero di telefono di casa (“scusa ma al mattino ho la tariffa rossa”)
  4. Il giorno dopo, prima dell’appuntamento con la ragazza di cui sopra, si vanta di eccezionali giochi erotici fatti con la suddetta proprio nel parcheggio all’esterno della discoteca.

Il cosentino falso sinistroide figlio di papà 

Si aggira per i pub della città in gruppi urlanti, con birra alla mano e canna in bocca, cercando disperatamente la rissa “operaia”. Ha (o meglio vuole avere) solitamente l’aspetto del clochard: jeans strappati, scarpe bucate, maglietta o felpa sporche e capelli in disordine o rasati. Si getta nella mischia gridando frasi del tipo “a ‘nnua unn’inni frica ‘nnenti”, “ancuna cosa n’a vivimu” o “simu contro”. È uno dei figli dei professionisti della Cosenza bene ma ostenta il suo stile di vita semplice e sostiene (solo a parole) le classi meno agiate. Canzona e insulta gratuitamente e selvaggiamente chiunque acquisti beni di consumo, ma spende cifre esorbitanti in droghe, alcool e tutto ciò che è inutile, fa male alla salute e possibilmente è illegale (in quanto si ritiene parte di una sorta di “resistenza operaia contro lo Stato”). Questo individuo infatti ha una visionecomplottistica della realtà italiana e internazionale, che non esita a definire con tono dispregiativo “il sistema”. Le autorità statali sono nemici a prescindere e qualunque cittadino graviti nella loro orbita o le sostenga è nemico anch’esso. Questo personaggio attua la sua lotta contro le autorità e le forze dell’ordine soprattutto nelle vesti di falso ultrà del Cosenza Calcio e dei club a esso gemellati, recandosi in Curva Sud e in trasferta al solo scopo di inneggiare slogan deliranti contro le forze dell’ordine, drogarsi impunemente, ridursi in uno stato di ubriachezza molesta o usare violenza gratuita contro persone e cose, creando disordini di ogni tipo. È ormai celebre il demenziale coro “d’a partita unn’inni frica ‘nnè, incidenti, aleò”. Si professa antirazzista e contro ogni discriminazione ma insulta chiunque sia diverso da lui. Chi ad esempio non fa uso di droghe o non indossa la sua “divisa” è ritenuto “minchiune”, o peggio, “fascista”. In particolare la camicia è per lui e i suoi segno distintivo del “nemico di classe” e può giustificare un’aggressione contro chi la porta. Si professa altesì pacifista e contro ogni forma di criminalità organizzata ma ha una mentalità violenta e finanzia le organizzazioni criminali acquistando stupefacenti senza alcun rimorso. In generale si può capire come sia totalmente privo di coerenza e manchi quotidianamente di rispetto con le suoi azioni alle classi sociali verso le quali dice di nutrire grande sensibilità.


  1. mery says:

    Non ci posso credere che Cosenza ha tanto marciume.Questo voler apparire a tutti i costi quello che non siamo e’ nel DNA di molti cosentini, lassismo e menefreghismo sono lo sport nazionale a quanto leggo.Sappiamo che la madre degli imbecilli e’ sempre incinta ma ritengo che il contesto sociale non aiuta i giovani attualmente residenti a Cosenza.I profili di azioni mafiose ledono l’iter mentale naturale e desviano coloro che sono fragili.Se molti cosentini fossero passati per le catene di montaggio delle industrie del nord, avessero subito umiliazioni e frustazioni come le subimmo molti di noi negli anni 60 oggi forse avrebbero dei figli meno fumaroli e fuori di testa come coloro che vengono descritti qui sopra che non suscitano ilarita’ ma disappunto.La Sila ha molta terra da zappare mandateceli!

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