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Un ricordo di un evento che per la nostra città è un incontro con il mondo.

Curiosità – 05/06/2014 di Giandomenico Sica .

I mille colori del mondo.

La Fiera di San Giuseppe per la città di Cosenza è un qualcosa di magico.Segna da sempre il passaggio dall’ inverno alla primavera e l’arrivo in città di una moltitudine di colori, sapori e odori. In questi giorni la carovana di bancarelle che s’è snodata sui tre chilometri del Viale Parco ha accolto migliaia di visitatori provenienti dalla città e da tutta la provincia. Ognuno alla ricerca di qualcosa, dalle più materiali alle più spirituali. Più che soffermarci su pentole, lenzuola, cuscini e pesci rossi, vogliamo focalizzare la nostra attenzione sulla multiculturalità dell’ evento. Il famoso incontro delle culture di cui tanto si parla. L’interazione con gli altri. Questi eventi ci avvicinano agli altri e ce li fanno vedere da più vicino. Ci fanno capire, anche se per pochi giorni, un pizzico della loro cultura. Ciò che è “diverso” da noi se lo si conosce lo si affronta meglio. E magari anche con il sorriso e con la curiosità di apprendere. Un poeta cileno scriveva tempo fa << il fascimo si cura leggendo ed il razzismo si cura viaggiando>>, beh molte persone per una serie di condizioni non riescono a viaggiare e queste occasioni possono essere utili perché sono “gli altri” a venire da noi. Dobbiamo essere sempre pronti ad accoglierli ed a percepirli per conoscerli meglio. Ciò che colpisce di tutti questi ragazzi è il loro sorriso. Non hanno nulla, ma hanno tutto. Vivono da zingari felici. “Happy Gypsies”. Questo è il dono più grande che ci regalano. Noi tutti lì a contrattare il prezzo, come se due euro a noi cambiassero la vita e loro alzando le spalle e sorridendo ti dicono <<dai, dai quello che vuoi>>.

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Poi incontri Abdoulaye 22 anni dal Senegal che ti vende il loro cappellino di lana e ti chiede come ti chiami, cosa fai nella vita, ti dice che l’Italia è stupenda e che le persone gli vogliono bene. Dai lui impari a stare al mondo, allo starci in pari. Senza camminare e sbruffare come fanno molti di noi italiani. A essere meno indifferenti.. Poi vedi Fathi 35 anni dal Marocco che vende borse e scarpe e lo trovi a mezzogiorno inginocchiato sul suo cartone che è in estasi verso La Mecca e recita versetti del Corano. Aspettiamo che finisca in religioso silenzio e lui ci risponde che la vita che fa gli va bene, che c’è chi sta ancora peggio. Che Allah è grande e che lo guarda dall’alto.

Queste sono le storie della fiera, le storie di vite lontane anni luce dalle nostre. Da questi ragazzi gitani in giro per il mondo c’è molto da imparare e molti di noi si rapportano a loro con sufficienza e superiorità. Perché poi vedi Mamun che viene dal Bangladesh e quando per prenderlo un po’ in giro  gli dici : do you speak english? (Parli inglese? ) e lui che vende le sue robettine strane inizia a sciorinarti un inglese che non gli stai dietro. Tu che sei impomatato e bello non riesci a parlare con lui che di lingue ne conosce tre.

images (2)A volte dovremmo fermarci un po’ e capire che possiamo imparare tanto da chi non lo immaginiamo.  Che anche chi non è bello e luminoso può darci la luce che ci serve. In questi giorni abbiamo voluto lasciarvi queste storie. Senza parlare di permessi per le bancarelle, di illegalità, di controlli dei vigili, e delle solite polemiche. Abbiamo voluto per una volta metterci dalla parte degli altri. Da chi luce ne ha poca. E noi gliene abbiamo voluto dare. William Blake in una poesia che ha fatto epoca metteva in bocca a un ragazzino nero queste parole <<il mio corpo è nero, ma la mia anima è bianca>>. Non crediamo ci siano anime nere e anime bianche, ma crediamo  sia importante come si guarda a un’anima e con quali occhi la si percepisce. La fiera sta finendo, i colori andranno via a bagnare altri posti, e la vita gitana di tutti questi ragazzi continuerà ogni giorno. La nostra vita ritornerà quella di ogni giorno, ma sicuramente avremo imparato a guardare a chi è “diverso” da noi in modo diverso. E che questa primavera di festa del mondo posso aiutarci a scrutare meglio nei nostri silenzi e nelle nostre anime né bianche né nere, ma di mille colori.

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