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“Ricordare” non deve essere la moda di un giorno, ma una sostanza dell’essere.

Curiosità – di Giandomenico Sica 

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A volte ricordare personalità che hanno combattuto la Mafia, la Camorra, la N’Drangheta diventa quasi una moda.

Ti accorgi che tante persone hanno in bocca i nomi di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato e forse non sanno nemmeno chi sono e cosa hanno fatto.

A volte in molti vivono in vie dedicate a vittime di mafie e non conoscono nemmeno il perché di tale intestazione. Se chiedessimo a Cosenza a tanti ragazzi e non perché il lungo vialone che attraversa la città porta il nome di Sergio Cosmai ( Viale Cosmai) rimarremmo un po’ di stucco. Dato che non seguiamo le mode, ma andiamo alla sostanza dell’ essere vogliamo ricordare un uomo che ha dato tanto alla città, e che soprattutto ha lasciato la sua vita in questa amara terra. La città di Cosenza ricorderà sempre la grande figura del Direttore della Casa Circondariale Sergio Cosmai. Sono passati 29 anni da quel lontano 12 Marzo 1985, ma la sua memoria è sempre viva ed il suo un esempio per le nuove generazioni. In quel 12 Marzo la N’ Drangheta armò la sua mano contro di lui. Contro un uomo che delle Istituzioni aveva fatto il suo credo di vita e che non aveva voluto cedere ai tentativi di corruzione delle cosche. Aveva solo 36 anni ed era un uomo che ha combattuto per la legalità . Voleva portare la legalità in una terra dove questa parola è quasi una rarità. In quella mattina il Direttore si stava si stava recando all’asilo per prendere la figlia quando nel tratto di strada che collega Cosenza a Rende (ora via Cosmai), si affiancò alla sua cinquecento gialla un’autovettura dalla quale partirono undici proiettili calibro 38 che lo colpirono alla testa. Erano pressappoco le 14 del 12 marzo. Cosmai morì il giorno seguente durante il disperato ed inutile viaggio verso l’ospedale di Trani. Un mese dopo sarebbe nato il suo secondogenito Sergio. Per questo omicidio la Corte d’ Assise di Bari condannò all’ergastolo Nicola e Dario Notargiacomo e Stefano Bartolomeo. In appello, tuttavia, furono assolti per insufficienza di prove. Anche se poi Notargiacomo raccontò le fasi del delitto. Ancora oggi piena giustizia non è stata fatta. E oltre alla memoria occorre far giustizia. Lo si deve alla sua famiglia, alla città di Cosenza ed al nostro Paese. Alle future generazioni ed alle idee di legalità del direttore che solo così potranno continuare a camminare su altre gambe. La città dei Bruzi lo ricorderà per sempre per il suo sacrificio che è servito a far capire che l’ illegalità si può combattere solo con il coraggio e con le idee. Non abbassando la testa davanti alla prepotenza, perché la prepotenza teme le idee, il coraggio e chi non abbassa gli occhi per terra e invece li tieni ben dritti per combattere quelli in cui c’è solo odio e prepotenza. Il Dottor Sergio Cosmai rimarrà per sempre un simbolo della legalità. E la città conserverà la sua memoria. Sentitamente.

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