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Polemica infinita tra il sindaco di Cosenza e KeYaKù

 

 

 

Polemica infinita sui manifesti di KeYaKù. La notizia del 6×3 del “…A San Valentino mettila a 90 gradi” è approdata in parlamento con una interrogazione di Sinistra italiana ed è balzata sul Corriere della Sera dove il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto ha ribadito la sua posizione in merito alla rimozione dei manifesti a doppio senso.

 

“Li ho fatti togliere – ha spiegato Occhiuto al quotidiano milanese – perché secondo me, oltre a ledere la dignità delle donne, violavano l’articolo 528 del codice penale, quello che vieta di mettere “in circolazione scritti, disegni, immagini od altri oggetti osceni di qualsiasi specie”.

 

Dopo la rimozione il sindaco è stato querelato dall’azienda di comunicazione che lo accusa di abuso d’ufficio. “Pensi ai veri problemi, non ai manifesti”, replicò KeYaKù che vuole essere risarcita per i danni subìti alla sua immagine.

 

“Dalla querela mi difenderò nelle sedi opportune — replica il sindaco Occhiuto (Forza Italia) — ma so che riordinerei di nuovo la rimozione. Noi facciamo convegni, attività su questi temi, un sindaco deve prendersi delle responsabilità. Oltretutto abbiamo ricevuto numerose sollecitazioni da cittadine e cittadini”.

 

Intanto, la vicenda si arricchisce e diventa davvero sfiziosa sul piano della comunicazione creativa e dei doppi sensi. In tutta questa storia emerge il paradosso che il comune di Cosenza dà il suo patrocinio a ottime rassegne musicali al Castello Svevo di Cosenza intitolate “Sveltine”, che rievocano…Beh, ci siamo capiti.

 

Nelle locandine, simpatiche e graficamente accattivanti, affiorano doppi sensi con testi come “Erotic Art et similia”oppure l’immagine di due mani, una femminile, con su una chiusura lampo aperta o ancora le “sveltine senza filtro” che possono rievocare altro “fumo” attorno al caso…

 

“Promiscuità musicali” apparentemente molto apprezzate dal pubblico ma comunque “sfumature”, per stare in tema cinematografico, che non si discostano poi tanto da quelle al centro della bufera, da cui KeYaKù ha ricevuto una marea di pubblicità. 

 

Diverso è invece il manifesto affisso qualche tempo fa in uno dei tanti cartelloni della città dove era invece apparso un 6×3 esplicitamente volgare e offensivo (non è il solo) su cui, fa notare più di qualcuno, nessuno pare abbia osato gridare allo scandalo.

 

Sul manifesto era apparsa la scritta “Dimostra quanto vali. Se cerchi lavoro…” e accanto una immagine di un lato B mozzafiato, su cui nessuno, dopo le polemiche di questi giorni, oserebbe interpretare con malizia… Roba da codice penale, c’è da giurarci!

 

 

 

Fonte: SecondoPianoNews

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