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Niente casa in affitto: «Respinti perché siamo del Sud»

 

Discriminazione per un docente cosentino e sua moglie a Sanremo. L’affare sembrava concluso ma dopo l’esibizione dei documenti per istruire la pratica la proprietaria ha cambiato idea

 

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Nell’Italia simbolo mondiale dell’accoglienza resistono ancora incrostazioni culturali acide, retaggio di un passato dal sapore amaro. Diffidenze che finiscono inevitabilmente per diventare muri invalicabili e che affondano le radici in una tara razziale.
 

Cinquant’anni fa, sulle facciate delle abitazioni in locazione nelle metropoli del Nord, venivano esposti cartelli dal contenuto esplicito: «Non si fitta ai meridionali». Da allora, la situazione è fortunatamente cambiata, l’umanità nazionale non è più distinta in buoni e cattivi, in italiani e terroni, e il gap antropologico è ormai colmato. Il settentrione si è trasformato in dimora accogliente per uomini e donne del Sud. Eppure, in un panorama uniforme, resistono ancora sacche di sospetta discriminazione geografica che tracima in intolleranza.
 

L’ultima storia viaggia sui social ed è confermata dalla diretta interessata, una giovane mamma cosentina in procinto di trasferirsi in Liguria con marito e figlia: «Ma come si può pretendere l’accoglienza degli stranieri se ancora oggi, al Nord non vengono fittate le case ai meridionali?». La trama beffarda sgorga dalla necessità di trovare una casa a Sanremo dove comincerà l’auspicata nuova vita della giovane famiglia.
 

Il marito della donna è un insegnante e ha ottenuto la cattedra con un contratto a tempo indeterminato. «Finalmente la possibilità di realizzare i progetti di una vita diversa, con tante belle aspirazioni anche per la nostra bimba che ha tre anni. E, invece, il primo impatto è stato negativo. La cosa brutta di questa vicenda è il non poter scegliere dove vivere, essere costretti a condividere lo stesso cielo con chi ti rifiuta».

 

È lei a trovare su internet la casa. Dopo aver visto le foto e consultato il marito, la decisione: contattiamo l’agenzia immobiliare. Detto, fatto. L’abitazione disponibile da subito con la proprietaria felice di locarla a un insegnante. Del resto l’unico parametro richiesto sul mercato è quello della solvibilità che lo stipendio garantisce.
 

Domanda e offerta s’incontrano venerdì. La donna incarica un’amica che lavora a Sanremo. Si tratta giusto di una verifica. L’affare è chiuso, almeno così sembra. E, invece: «Invece, l’agenzia ci ha chiesto l’invio dei documenti personali, le carte d’identità con i dati anagrafici per definire la pratica. Pensavamo a una formalità ma ieri ci hanno ricontattato comunicandoci che la proprietaria aveva cambiato idea». Imbattutasi in una inattesa procedura di respingimento, la donna cosentina ha chiesto delucidazioni all’agenzia immobiliare: «Tante chiacchiere. Ho dedotto che non le siamo piaciuti. Perchè? Forse non siamo venuti bene nelle foto sui documenti o più probabilmente perchè siamo calabresi».
 
Fonte:Gazzettadelsud

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