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Minacce con i coltelli e botte: l’Acri non gioca a Guardavalle

Nell’Eccellenza calabrese intimidazioni mafiose a Guardavalle, calciatori picchiati, “se non perdete vi spezziamo le gambe”: l’Acri a 15′ dall’inizio della gara ha deciso di andare via e non giocare. “Al ristorante hanno messo un coltello alla gola a un nostro calciatore”

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Intimidazioni mafiose e poi le botte. Un calciatore minacciato al ristorante prima della partita con un coltello da cucina alla gola, un altro preso a calci negli spogliatoi poco prima di entrare in campo. E infine, quando il sacco era ormai pieno, la decisione a 15′ dall’inizio della gara di non scendere in campo: è stato un pomeriggio di follia quello di cui è stata vittima la squadra dei dilettanti dell’Acri impegnata, ieri, nella trasferta di Guardavalle. Il calendario prevedeva la partita Guardavalle-Acri, valida per il campionato regionale di Eccellenza in Calabria. Ma la più becera e ingiustificabile violenza ha trasformato questo sabato pomeriggio in un orribile incubo per i dirigenti, i tecnici e i calciatori dell’Acri.

 

LA DECISIONE — Guardavalle-Acri era in programma ieri alle 15. Ma quando tutto era ormai pronto, gli ospiti decidono di non giocare: a 15′ dall’inizio della partita, lo spogliatoio dell’Acri si svuota e tutti tornano sul pullman. L’unica spiegazione, in quel momento caldo e ad alta tensione, arriva dal team manager ospite: “Non ci sono le condizioni per giocare”. Questa scelta genera confusione, gli animi si accendono e un dirigente del Guardavalle dichiara alla stampa locale: “Le condizioni per giocare c’erano. Quello che è successo ci umilia”.

 

AL RISTORANTE — I motivi di questa scelta dell’Acri diventano chiarissimi però domenica mattina, quando la società decide di diffondere un lungo comunicato stampa rendendo pubblica la propria ricostruzione dei fatti. Ecco alcuni stralci: “Siamo arrivati al ristorante alle 11-11.30. Mentre la squadra sedeva al tavolo per il pranzo sono comparsi 5 signori i quali intimavano ai presenti (dirigenti e calciatori) di perdere la partita altrimenti gli avrebbero spaccato le gambe e addirittura un calciatore, Rabihou Amadou, veniva afferrato da un orecchio e gli veniva puntato un coltello da tavola alla gola – si legge -. Dopo questa incursione durata circa 30/45 minuti di continue minacce ed allusioni che si sarebbero verificate in campo ai calciatori, questi signori lasciavano il locale”. E’ solo l’inizio, allo stadio accadrà dell’altro.

 

POI ALLO STADIO — La ricostruzione dell’Acri continua: “La società d’accordo con la Questura di Cosenza decideva di recarsi allo stadio nell’immediatezza dell’orario di inizio dell’incontro – continua il comunicato -, anche per aspettare l’arrivo della forza pubblica (avvisata intanto dalla Questura di Catanzaro) presso il ristorante, arrivo che è avvenuto intorno alle 14.15-14.20. Scortati da una pattuglia dei carabinieri di Guardavalle siamo arrivati allo stadio circa alle 14.40. All’arrivo negli spogliatoi, un nostro tesserato veniva colpito da calci e pugni tra schiena e collo da un soggetto da noi non identificato e davanti agli occhi del Commissario di campo. A quel punto la società dell’Acri non ritenendo che ci fossero più le condizioni psicologiche ed ambientali per iniziare una partita di calcio ha deciso di non disputare l’incontro”.

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