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Lo sport malato…come la nostra società

Sport – 10/08/2015 di Giandomenico Sica 

Futsal

 

Da un po’ pensavo di scrivere un pezzo così. Qualche giorno fa una cara amica mi ha raccontato la storia di una calciatrice di futsal(Calcio a 5) che è passata in poco tempo dal sogno di vincere il campionato con la sua squadra a rimanere in panchina e veder perdere volontariamente le sue compagne perché il suo allenatore ha deciso bene di vendere le ultime partire e perdere appositamente la possibilità di andare in Serie A. Una storia che sa di teatro dell’assurdo di Beckett ma invece è tutto santo vero. Ciò che fa più male è che il coach ha venduto la sua dignità, le sue calciatrici e i suoi tifosi per ottenere un posto di lavoro. Senza sapere che questo sistema non lo sistemerà mai.

Lo sport e soprattutto il calcio – nostro sport nazionale, nostra religione – sono malati perché malata è la nostra società. Tutto inizia da qui. Non possiamo demonizzare tutto, ma il marcio c’è ed è dilagante. Il calcio è un porto di malaffare, di mafia, di procuratori, di riciclaggio di denaro sporco, di ultras violenti, di calciatori venduti, di scommesse che partono da Taiwan. Roba che quando il Barletta, il Teramo o la Sambenedettese vincono là in Oriente esultano con fuochi d’artificio. Il calcio ha un presidente federale che pensa che le persone di colore debbano correre nelle foreste e saltare da un ramo all’altro. Un vice presidente che chiama le calciatrici lesbiche. Un sistema che dovrebbe crollare, ma che invece ramifica ogni giorno di più. Avvicinare i nostri figli allo sport significa insegnargli a soffrire, lottare e perché no vincere. Anche chi non vince, ma arriva al traguardo merita rispetto. Lì si arriva col sudore e rispettando le regole. Non con scommesse e doping. Non con sotterfugi e scorciatoie. Quando si è puliti anche se si è ultimi si è primi.

Lo sport è l’espressione di una società. Di un paese. Lo sport è l’unico mezzo che a volte può ridare speranza a un Paese in frantumi. Come fece Gino Bartali vincendo il Tour del 1948 dando una gioia a un’Italia aperta ed in macerie. Chi studia e fa ricerca in questo campo è  Luca Le Piane docente a contratto presso l’Università degli Studi della Basilicata autore del progetto “Educazione alla legalità e cultura dello sport”. Dottore di ricerca in discipline pedagogiche  dal 2006 si occupa di educazione alla cittadinanza e alla legalità. <<L’ Italia possiede una Costituzione che è il primo documento pedagogico italiano. I primi dodici articoli racchiudono il contenuto dell’intera carta costituzionale. Seguire i principi fondamentali della nostra Costituzione significa dare pari dignità a ogni essere umano>>. Si la Costituzione, ma nel pratico cosa fare per i nostri giovani? << Collegare l’educazione alla legalità allo sport è fondamentale  perché rispettare le regole e farle proprie è l’assioma principale della nostra società. Inculcare ai ragazzi un forte dovere morale. Vince chi rispetta il diritto, le regole, chi si impegna, chi è più forte. Il fair play in tutti gli sports deve nascere dal rispetto delle regole nella vita di tutti i giorni.  Rispettarle  è alla base di tutte le società civili e nostro dovere è quello di insegnarle alle nuove generazioni affinché loro possano migliorare sia la società che lo sport. Responsabilizzare i giovani alla legalità ed avere un senso pieno di dignità e coerenza. Questo è il punto da cui partire per avere degli atleti che giocano “pulito” e fanno del sudore e del sacrificio il loro credo di vita. Molti giovani tendono ad arginare le regole nella società ed a “giocare sporco” nello sport. Ridare pieno senso delle regole e riappropriare i giovani di sani valori è il fondamento essenziale>>.

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