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La vita di Egor Tropeano oltre Manica

Cosenza 30/04/2015 di Giandomenico Sica

giando

Ogni giorno tanti ragazzi calabresi lasciano la Calabria e questo Paese. Non è una novità. L’ emigrazione è cambiata. Anni fa si partiva a flotte e ci si faceva forza. Valigie di cartone, coraggio e forse anche un po’ di incoscienza. L’unione faceva la forza. Oggi tutto è diverso. Sembra un ossimoro, ma per emigrare bisogna essere giovani, impomatati e belli. E soprattutto conoscere la lingua. Sennò ci si può fare molto male. E un sogno infranto e le speranze perdute possono annientare anche l’ultimo dei moicani.

La storia che racconteremo di Egor Tropeano le raccoglie tutte. Egor sarà il nostro punto di riferimento. I suoi occhi e le sue emozioni ci racconteranno un paese molto ambito per gli italiani e non solo. L’isola più famosa della terra : l’Inghilterra. Egor ha 22 anni, una laurea in Economia bruciando tutte le tappe, ex nuotatore e per non farsi mancare nulla anche arbitro di calcio. Ed è anche vegetariano quasi vegano.

Perché un ragazzo così a 22 anni scappa dal suo Paese?<< La mia non è una fuga, ma dopo la laurea ho deciso di andare subito in Inghilterra. Sono sincero e dico che in Italia non ho cercato lavoro, ma anche perché ero e sono certo di non trovarlo. Sulla mia scelta a 22 anni ha inciso e non poco anche il fatto che io sia fidanzato con una ragazza di madre inglese e quindi sono incoraggiato anche da lei e dal nostro rapporto. Grazie a lei ho imparato la vita al di là della Manica ed ho capito che amo quel posto e il loro stile di vita>>.

Quando siete partiti?<< Febbraio 2015 per Londra. Arriviamo non da sprovveduti e conoscendo la lingua. La mia ragazza è farmacista abilitata per il Regno Unito, e io con tanta voglia di fare e le mie carte da giocare. Certo a Londra c’è una competizione assurda. Lì ci sono tutte le etnie del mondo. Non solo i popoli in crisi. Ho notato come tutti quelli dell’Est Europa lavorino nell’edilizia; italiani spagnoli e portoghesi nella ristorazione; inglesi, cinesi e giapponesi nella City. Indiani e cingalesi hanno i monopoli sugli Off licence che sono supermercati/tabacchini sempre aperti>>.

La tua ricerca di lavoro da dove è partita?<< Non ho cercato lavoro nei Fast food perché voglio cercare lavoro relativamente a ciò per cui ho studiato. Anche nell’ambito sportivo. Nei Fast food ci sono ragazzi molto in gamba, ma si fossilizzano lì e non cercano altro. Non crescono professionalmente. Si guadagna il minimo salariale. 6,50 pounds a ora. Lavorando 40 ore settimanali arrivi a 1000 pounds – 1300 euro-. Arrivi a fine mese al limite della sopravvivenza. Forse dopo qualche anno puoi crescere all’interno del Fast food, ma non per tutti è così. Solo se sei molto bravo. Lì da loro è così. In Italia no. E io credo che il problema più grande sia questo da noi : la non crescita sui posti di lavoro. Disoccupazione a parte. In Inghilterra si può puntare al top. Qui no. Non esistono raccomandazioni lì. Quello che si merita si ha>>.

Ci sarà però qualcosa che non va?<< Il costo della vita su tutto. A volte improponibile. Nella City ho pagato una fotocopia un pound. Io credo che Londra possa essere paragonata a una sanguisuga che ti prende tutto>>.

Puoi farci un esempio pratico per capire meglio.<< Si, io lavoravo in un negozio sportivo “Lilly Whythes” (un mega store sempre aperto) con contratto a 40 ore settimanali e prendevo 1000 pounds. Di questo stipendio devi fare il seguente scorporo : il 50% va al Landlord – padrone di casa -, il 25% in trasporti pubblici, il 20% per mangiare e ti resta un misero 5% per vivere e se esci anche una sola sera è finito. La vita al minimo salariale è così. Non si sfugge. Il 75% della popolazione vive così. Occorrono dai 2000 pounds in su per una vita che possa essere dignitosa e per poter costruire un futuro>>.

Mi raccontavi di situazioni al limite della decenza, vuoi raccontarle anche ai nostri lettori?<< A Londra ho visto famiglie inglesi vivere insieme nella stessa casa, cosa che qui da noi è impensabile. Cercando casa ho visto appartamenti con 14 posti letto. Tre persone per stanza>>. Concludendo, i tuoi progetti futuri quali sono?<< Vivere in Inghilterra. Voglio farcela oltremanica e affermarmi lì. Amo il loro modo di vivere e la loro società. Mi sento parte integrante e soprattutto voglio essere uno di loro>>.

A noi non resta che augurarti buona fortuna nella Terra di Sua Maestà. Good Luck!

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