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La storia di Giandomenico Sica «Dal Calcio a 5 al Teatro dei Sogni»

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Non dimenticherò mai un pomeriggio di oltre dieci anni fa quando con un’agendina e tanta timidezza arrivai al Palasport di Cosenza per seguire la mia prima partita da cronista sportivo. Era calcio a 5 ed allora i quotidiani locali non lo seguivano, ma questo era l’unico spiraglio per iniziare a strappare uno spazio e per inseguire ciò che avevo sempre sognato. Giocavano due squadre della mia città : il Cosenza contro la Carpe Diem. Andai negli spogliatoi a chiedere le formazioni e fu bello presentarmi come inviato del “Quotidiano della Calabria”. Sulla tribuna non c’era il pienone, ma di quel giorno assaporai tutto. Ricordo ancora. Anche quando tornai a casa e scrissi l’articolo e lo feci leggere a mia madre per vedere se andava bene. Non è facile trovare spazio in un mondo ambito come quello del giornalismo. Non basta mai nulla. Anche se scrivi bene c’è sempre qualcuno prima di te. Bisogna lottare per tutto. Per essere sempre sul pezzo. Per arrivare primi. Per arrivare nell’Olimpo molti devono passare da tanta polvere. La polvere aiuta ad avere fiato nei polmoni e sapersi rialzare quando si cade. Quando seguivo le gare di tiro con l’arco molti mi ridevano dietro. L’ho sempre fatto con passione esaltando la passione altrui come se fosse la mia. Era anche la mia.
 

Ho costruito il mio ingresso in tribuna stampa a San Siro così. Ci sono voluti dieci lunghi anni per avere una gioia immensa. Ci sono riuscito. Ringrazierò sempre la società Ac Milan per questa opportunità. Quando esci dalla metropolitana, sali le scale e davanti ai tuoi occhi si spalanca l’immensità di San Siro capisci che tutta la polvere respirata è servita. L’arrivo in sala stampa è stato da brividi. Lo stile Ac Milan è inarrivabile. Inimitabile. Il Club più titolato al mondo. Un’appartenenza. Un’identità. Una famiglia. Il riscaldamento pre partita dei calciatori che entrano in campo sulle note di “In the name of love” lascia senza fiato. Mentre collego il mio pc per scrivere questo racconto la musica dello Stadio scalda la passione di tutti. Bellissimo vedere famiglie in tribuna, bambini con le maglie del Milan e tutti a sbirciare in sala stampa per strappare una foto con i giornalisti più noti. In fondo lo show è reso famoso soprattutto dalle loro penne e dalle loro parole. Qui a San Siro la parola violenza non esiste anche perché tutti gli spettatori rispettano le regole del viver civile. Quando le squadre scendono in campo riprendo la mia agendina e annoto le azioni salienti della partita. Stavolta sulle tribune c’è il pienone ed anche se sono qui ho in mente un verso della canzone di Luigi Tenco <<in un mondo di luci sentirsi nessuno>>. Si perché di luci ce n’erano davvero tante e io mi sono sentito molto piccolo. Ma ho preso la mia penna, la mia agendina e ho annotato tutto. Ho assaporato ogni istante. Milan – Sassuolo è finita 2-1 ed ai due goal del Milan l’esultanza di tutto lo Stadio era contagiante. A fine partita mentre scendevo in sala conferenze ed in mix zone per le interviste ho ripensato a tutte quelle fatte, anche quando intervistavo calciatori che non lo erano mai stati prima. Qui tocca sgomitare. Nella mia città le interviste invece molto comode e tranquille. Ma in un teatro dei sogni occorre correre. Qui solo i più forti sopravvivono. Bisogna cogliere sempre l’attimo e per uno che ha iniziato a scrivere seguendo la Carpe Diem è un comandamento. Next stop rimanere nell’Olimpo. Nel teatro dei sogni. Crederci sempre, arrendersi mai. We Are AcMilan.

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