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La rapidissima ascesa dell’Isis

Pillole di Storia a Cura di Giovanni Trotta

La cronaca internazionale ci ha portato a familiarizzare con un acronimo semplice da ricordare, ma che raccoglie in se la storia di un nuovo califfato islamico irakeno.

Isis

 

L’Isis, Islamic State of Iraq and Syria, è un’organizzazione terroristica, nata durante la seconda guerra del golfo, e non può definirsi altrimenti. Per poter capire appieno il significato di questo movimento bisogna però spingersi un po’ indietro nel tempo, e arrivare al 2004. In questo periodo l’islamico radicale Al Zarqawi, vicino per le sue idee ad Al Qaeda, fondò un gruppo terroristico con lo scopo di liberare l’Iraq dall’ingombrante presenza americana e di iniziare la fondazione di una sorta di Califfato che sostituisse il corrotto governo sciita, salito al potere dopo la caduta di Saddam Hussein. Al Zarqawi, alla guida del piccolo gruppo di miliziani, fedele agli “insegnamenti” di Osama Bin Laden, cominciò ad insanguinare il già stremato paese mediorientale con attentati suicidi e decapitazioni di ostaggi. Nel gennaio 2006 Al Zarqawi riuscì a riunire altre fazioni jihadiste irakene e formò un gruppo di miliziani chiamato “Mujaheddin del Consiglio della Shura”. A porre fine a questo piano sconsiderato e violento fu un raid americano che uccise, nel giugno del 2006, Al Zarqawi lasciando vacante la posizione di leader della compagine islamista subito occupata dall’egiziano Al Masri. Al nuovo capo spettò il compito di infoltire le fila del gruppo, nel quale si affermò sempre più l’identità irakena e la componente di libertà rispetto alle ingerenze di Al Qaeda.

Il 12 ottobre del 2006 fu annunciata la nascita dello Stato Islamico dell’Iraq (ISI), ma questa fu una fase di grande incertezza per il neonato stato islamico, infatti Al Masri e Abu Omar Al Baghdadi, i leader della compagine terroristica, non riuscirono ad accrescere il consenso e le simpatie degli irakeni nei confronti dell’ISI, che anzi venne condannato dagli stessi jihadisti per i metodi ultra violenti e per l’eccessiva disciplina pretesa dai miliziani nei confronti dei nuovi arruolati. A causa dell’isolamento dei jihadisti dell’ISI, i raid americani cominciarono ad avere successo e moltissimi aderenti allo stato islamico diedero forfait e iniziarono a confluire nell’esercito del legittimo stato irakeno. Nel 2010, i due leader vennero uccisi da un raid americano, che decapitò il ceto dirigente dello stato islamico, seguirono due anni di silenzio fin quando Abu Bakr Al Baghdadi, ex detenuto del carcere americano irakeno di Camp Bucca, prese il comando dello stato islamico, che sotto di lui venne chiamato ISIS. Il giovane terrorista irakeno in un primo momento ruppe con l’alleato di Al Qaeda Al Zawahiri e poi, dopo aver consolidato il suo comando e il suo esercito di miliziani, si riavvicinò nuovamente al gruppo fondato da Bin Laden, pur mantenendo sempre una certa autonomia decisionale.

Intanto nel 2011 la situazione in Medio Oriente divenne ancora più infuocata, infatti in Siria le proteste contro il regime di Bashar Al Assad assunsero sempre più le dimensioni di una vera e propria guerra civile. Al Baghdadi inviò in Siria alcuni miliziani con lo scopo di guadagnare gli oppositori di Assad alla causa dello stato islamico. Vi è da dire che in quest’occasione Al Baghdadi dimostrò una grande dote di capo militare, infatti l’intervento dei miliziani jihadisti in Siria permise allo stato islamico di conquistare intere regioni della stessa, mentre in quella che prima veniva definita la “Svizzera del Medio Oriente” infuriava (e infuria tuttora) la guerra civile. Dal 2012 al giugno 2014 l’ISIS rimase nell’ombra, partecipando alle azioni contro il dittatore Al Assad e reclutando miliziani per le sue brigate, fin quando non arriviamo al 29 giugno 2014. In questa sera, mentre tutto il mondo islamico iniziò il Ramadan, Al Baghdadi proclamò la fondazione del Califfato di Baghdad, cosi come venne proclamato nel 750 dalla dinastia Abbaside, e si autoproclamò Califfo, cioè guida di tutti gli aderenti alla Sunna e vicario del Profeta Maometto.

Da quel giorno l’ISIS cominciò una terribile campagna di pulizia etnica compiuta nei confronti della minoranza religiosa degli Yazidi e contro le sette cristiane presenti nella zona. Secondo le prime stime fatte dall’ONU, le vittime tra gli Yazidi sono circa 6000 dall’inizio dell’offensiva del Califfato, mentre altrettante sarebbero le persone fatte prigioniere dai jihadisti e vendute come schiave. Il califfato islamico per il momento controlla una porzione di territorio molto vasta, che si estende per buona parte della Siria e dell’Iraq.

I Peshmerga Curdi e i raid della coalizione anti-islamica stanno cercando di respingere l’ISIS, ma la guerra è molto dura innanzitutto perché lo stato islamico ha un potente esercito formato da ex soldati irakeni e siriani, ma soprattutto perché è foraggiato da un fiorente traffico illegale di petrolio e di gas.Inoltre l’ISIS è finanziato anche, in maniera silenziosa, da altri stati del Medio Oriente, e perché le sue file vengono ingrossate ogni giorno dall’arrivo di combattenti dal Maghreb, dall’Africa sub sahariana e dall’Occidente, i cosiddetti Foreign Fighters. Infatti molti musulmani di seconda e terza generazione scelgono di combattere con lo stato islamico, vagheggiando una sorta di età dell’oro fondata sulla Sharia e sul comando del Califfo. In questi ultimi mesi i miliziani Curdi del PKK si stanno battendo con grande coraggio contro le brigate dell’ISIS, morendo a decine per impedire a queste milizie di conquistare l’Iraq. I curdi hanno riconquistato in questi ultimi mesi la cittadina di Kobane, importante città siriana, con una posizione geografica e strategica molto importante per le operazioni di guerra. Le milizie Peshmerga sono formate anche da battaglioni di donne, le quali sono diventate un incubo per i jihadisti, infatti chi viene ucciso da una donna perde il paradiso e le vergini che dovrebbero, secondo la tradizione islamica, allietare il riposo eterno del miliziano. Noi non sappiamo dove si spingerà questo esercito anacronistico di miliziani islamici, ma sappiamo che la battaglia contro l’estremismo islamico si potrà vincere solamente annotando e combattendo il male che sta facendo a popolazioni innocenti questo sedicente califfo, che sembra ignorare una delle cose più importanti che c’è da sapere sull’Islam, ovvero che l’Islam è e sarà sempre una religione di pace, di concordia e d’amore, che non ha mai predicato l’assassinio di coloro che non credono in Allah.

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