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Intervista con Vincenzo Felicetti campione italiano.

Cosenza  22/04/2015  di Giandomenico Sica

Perché correre colora la mia vita. Osando sempre come un’aquila.

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Tra le nuvole e i sassi passano i sogni di tutti, passa il sole ogni giorno senza mai tardare. Come l’aquila che vola libera tra il cielo e i sassi. Per chi corre e lo fa alla grande: le nuvole, i sassi, ed il sole sono elementi essenziali. Poi ci sono le aquile che volano libere più in alto di tutti e osano dove altri non penserebbero nemmeno lontanamente di farlo. Impavide. Chi ha deciso di vivere e osare sempre come un’aquila è Vincenzo Felicetti medaglia d’oro italiana agli ultimi campionati europei indoor su pista di Torun in Polonia. Vincenzo ha rappresentato l’Italia per la squadra Master ed ha brillantemente vinto il titolo europeo sui 400 metri. Davanti all’altro italiano Frei ed al francese De Bonaire. Quel 23 Marzo 2015 il cielo sopra Torun era sempre più blu. Medaglia d’oro, inno di Mameli e ottavo titolo europeo consecutivo. Mai nessuno così. Imbattuto dal 2001. Si sa che vincere è difficile, ma confermarsi lo è mille volte di più.

Abbiamo incontrato Vincenzo durante uno dei suoi allenamenti al Campo Scuola di Cosenza e abbiamo avuto il privilegio di poter raccontare le sue gesta ponendogli alcune domande.

Quando è nato il tuo amore verso la velocità e l’atletica? << Dall’Ottobre del 1989 sono un velocista sui 100, 200 e 400 metri. Ho iniziato a Milano nel Road Runners Club. Quello in corso è il mio ventiseiesimo anno di attività. E di chilometri ne macinerò ancora>>.

I titoli vinti sono tanti, da far rabbrividire. << Ho vinto 78 titoli italiani, 18 europei, 4 mondiali individuali e due in staffetta. E dimenticavo anche altri 3 europei in staffetta. Lasciami dire che per 25 anni sono imbattuto sui 400 metri>>.

Dopo tutte queste medaglie vorrei chiederti che sensazioni hai quando corri. Cosa provi dentro te essendo un velocista? << Correre dà un senso diverso alla mia vita. Correre colora la mia vita. La mia esistenza. Per me da velocista correre è come volare. Io amo correre, ma correre non è la mia vita. È una parte della mia vita. Credo che per questo ho risultati da 26 anni a oggi. Perché non ho mai abusato del mio corpo. Non l’ho mai spremuto. L’ho sempre rispettato. Una vita regolare, con sacrifici, ma regolare. L’impegno durante i quattro allenamenti settimanali è totale. Direi strenuo. Ma sempre con consapevolezza senza eccessi inutili. I miei metodi fin ora hanno dato grandi frutti>>.

Grazie allo sport hai girato tutto il mondo, ti chiedo due posti, se ci sono, che ti sono rimasti nel cuore. << Senza dubbio il campo di concentramento di Auschwitz visitato nel Marzo scorso mentre ero in Polonia. Un’esperienza fortissima e penetrante. Posso dirti che ho avuto i brividi. Un altro luogo che conservo gelosamente è la visita alla prigione di Alcatraz in California di fronte San Francisco. Ero lì per disputare una gara a Sacramento nella quale sono arrivato secondo dietro un “mostro” americano>>.

Concludendo Vincenzo i progetti per il futuro? << Guarda vivere la vita con leggerezza giorno dopo giorno e come diceva John Lennon vivere è quello che ti capita mentre fai progetti per il futuro. Voglio vivere la vita con serenità e amore>>.

Tra le nuvole ed il mare si può fare e rifare. Domani è già qui. Corri Vincenzo, non devi fermarti mai. Corri più forte di tutti. Osando come sanno osare solo le grandi aquile.

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