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Il ricordo di Enrico nelle parole di un ragazzo di Via Torre Alta

Cosenza – 23/06/2015 di Giandomenico Sica 

Biondo

E’ già passato un mese. E’ strano tornare a casa e pensare che quella panchina non sarà più la nostra vita. Per oltre 30 anni lo è stata. Per chi è nato a Via Torre Alta Inferiore quelle panchine, quella villetta sono state, forse sono e saranno sempre la nostra vita.

 

 Io spesso dico che noi di Torre Alta siamo tutti figli di quella villetta. Figli di madri diverse, ma con un unico sangue. Moltissimi di noi laggiù in mezzo a polvere, palloni, sogni, rimpianti e speranze hanno avuto un amico, un fratello sempre disposto ad aiutarci ed a farci diventare uomini. Enrico Cava per la maggior parte di noi rappresentava tutto ciò. Non è facile descrivere le sensazioni che si provano perché perdere le persone che amiamo ci svuota dentro. Loro vanno via ma pezzi di noi vanno via. Per sempre. Pezzi di noi muoiono lentamente. Ma la più grande forma di vita è continuare a vivere e vivere anche per chi non c’è più. Saranno forse banalità quelle che scrivo, ma io le persone che amo le porto dentro me. E le sento dentro me.

 Quando il vento mi scompiglia i capelli e non mi fa correre io penso che quel vento sia tu Enri. So che tu lo amavi e quando lo sento soffiare forte sono sicuro che mi stai sussurrando <<Giando flower corri, si troppo forte>>. Enri tu eri e sono sicuro che sei ancora un lottatore e quando ti incontravo correndo o di ritorno alla panchina la tua ammirazione per i miei allenamenti mi rendeva orgoglioso. Credimi, era come vincere una medaglia. Forse di più. Che mi chiamassi Giando flower – fiore – mi faceva troppa simpatia perché nessuno credo mi chiamerà più fiore. Non lo ha fatto mai nemmeno mia madre. Questa cosa insieme a mille altre la conserverò per sempre.

 Ci sono giorni in cui tutto è difficilissimo e andare avanti sembra insormontabile. Ma come ho scritto prima il dolore non può vincerci e dobbiamo essere più forti. Caro Enri se c’è una cosa su tutte che ho imparato da te è esser sempre più forte e non arrendermi mai. Durante le nostre infinite chiacchierate sotto la nostra quercia ho imparato a lottare per me, per tutti, per i più “deboli”, per quelli che hanno crisi interiori, per quelli che mangiano una volta, per quelli che hanno pelle diversa e per tutti quelli che il mondo tende a schiacciare. È grazie anche a te e alla nostra profonda amicizia se oggi sono quello che sono.

Ogni volta che avevo un esame all’ Università i giorni prima ne parlavamo e lo ripetevamo insieme. Ti ho detto mille volte di iscriverti a Lettere o Filosofia. Avresti sbancato. Ho imparato molte più cose da te che da decine di docenti universitari che ripetevano frasi fatte e della vita vera non conoscevano nulla. Enri non dimenticherò Mai una cosa che mi dicesti. Ti dissi che dovevo fare l’esame Storia del Movimento Operaio e che non mi sentivo preparato. Solite cazzate che si dicono sempre prima, e tu mi dicesti che avrei sbunnato all’esame e dopo lo ricordo come fosse ieri hai continuato dicendomi <<Giando aiuta sempre con la tua intelligenza e la tua cultura chi ha bisogno, chi viene emarginato, chi viene umiliato, chi subisce ingiustizie e non ha la forza di difendersi>>. Enri a quell’esame presi 30 e lode e dopo ti prestai il libro. Io ho continuato su quella strada e finché avrò forza lo farò. Fino all’ultimo dei miei respiri. Un dovere morale, per me, per te e per chi ha bisogno delle idee e dei pensieri che possono rendere questo mondo meno merdoso di quanto sia già.

 È duro vivere quando si resta sempre più soli e quando si deve sempre onorare la memoria di chi credeva in te e che forse ti guarda da chissà dove. Ma è l’unico modo per lottare, andare avanti, non voltarsi mai indietro. Né per prendere la rincorsa, né per tornare indietro. Mai un passo indietro Enri. Come la scritta che campeggia all’ingresso del nostro quartiere. Anche se vorrei tanto che qualcosa tornasse indietro. Ma la il verbo vorrei non porta nulla. È il verbo dovere che muove le grandi cose. Enri ti lascio queste parole, e quando soffia forte il vento aiutami sempre. Ho bisogno ancora di te. Nella corsa che è vivere. Aiutami a non sentirmi solo. Good life – buona vita – a te amico mio. Ovunque tu sia. E revolutiona il cielo.

 

  1. marina gabriella says:

    grazie grazie e ancora grazie per aver riempito con queste parole piene di amore e stima il vuoto che ha lasciato Enrico nella mia vita. L’ho amato e curato con la spontanea innocenza della mia adolescenza scarrozzandolo e fotografandolo in ogni giardino del paese in cui vivevamo inconsapevoli della durezza della vita, che ci ha allontanati pur lasciandoci uniti in quel modo indissolubile che solo l’amore puro può creare. Le nostre telefonate e i nostri brevi incontri estivi finivano sempre con il suo dolce saluto “Zì sei sempre nel mio cuore, tu e …”poi facevi l’elenco di cugine. Anche per me ora Enrico è una stella, la più luminosa e voi con i vostri ricordi dei grandi amici.

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