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Il maratoneta cosentino Massimo Mazzotta ci racconta le sue emozioni e sensazioni.

Cosenza – 11/01/2015 di  Giandomenico Sica

961448_10205377372530513_1934391467_nCorrere per cogliere l’essenza della vita. Correre perché quando si indossano le scarpette e si scende in strada si va sempre avanti. Non si torna mai indietro. Nemmeno per prendere la rincorsa. Correre per respirare i profumi della natura, per assaporarli, per gustarli. Il cambio delle stagioni. Per esser bagnati dalla pioggia e asciugati dal sole. Per essere contro vento e lottare per se stessi. Mentre si corre si hanno vari stati d’animo e nella continua marcia la forza interiore aiuta molto più delle gambe. Di forza e costanza ce ne vogliono tante per affrontare allenamenti e gare, e di questo ne abbiamo parlato con uno dei più forti runners cosentini Massimo Mazzotta.

Massimo tu sei molto conosciuto e hai già molte Maratone al tuo attivo. Raccontaci un po’ da quanto corri e quante gare hai fatto?

<< Corro agonisticamente da quando avevo 33 anni, ossia dal 1999. In questi anni ho fatto una ventina di Maratone. La prima è stata quella di Roma chiusa in 3h e 11minuti. Nella prima Maratona che corri l’unica cosa che conta è quella di arrivare al traguardo. E ti godi anche il panorama in quanto quella capitolina è interamente percorsa in città>>.

So che sei molto legato a quella di Reggio Emilia. Come mai?

<< Si l’ho fatta tre volte ed ho colto i miei risultati migliori là. Poi è una città partigiana per eccellenza e correre lì mi esalta>>. Corso anche a Venezia vero? Bellissimo il panorama anche lì? << Si fatta anche Venezia. Ma al contrario della prima a Roma con il tempo pensi solo al risultato e non ti guardi più intorno. Puoi essere ovunque. Anche se fare il Ponte della Libertà e l’arrivo a Riva degli Schiavoni non ti lasciano indifferente>>. I migliori tempi ottenuti? << Firenze 2005 (2h 44’ 55’)’. Reggio Emilia 2011 (2h 45’ 03’’). Reggio Emilia 2013 (2h 44’50’’). E come ti dicevo a Reggio Emilia ho fatto le mie migliori gare e battuto il mio personale. Io corro per migliorare sempre e corro per battere i miei tempi>>.

Spiegaci questo rapporto dell’uomo atleta che corre per “vincere” se stesso.

<< Per me il rapporto principale è con me stesso. Sono io il mio stesso avversario. La Maratona ti fa conoscere dentro. Per me essere maratoneta connota la mia identità. Tenacia e determinazione verso il traguardo. Tre S scandiscono la mia attività : Sacrificio, Sudore, Sofferenza. Allenamenti quotidiani contro ogni avversità. E la corsa ti insegna ad avere un rapporto cordiale con le difficoltà>>.

Cosa ti porta a non mollare mai e continuare sempre maggior intensità e grinta?

<< Come ti accennavo prima la difficoltà è qualcosa di facile ma un po’ più distante e mediante l’impegno si può colmare questa distanza>>.

Cosa ti ha insegnato la corsa nella vita di tutti i giorni?

<< Che non esiste dire non ce la faccio. Può esistere dire non ce l’ho fatta. Ma ci ho comunque provato. Ho lottato, e al limite non ci sono riuscito. Credo che molte persone dovrebbero avvicinarsi alla corsa perché è maestra di vita. Lì sei solo con te stesso e devi farcela da solo. Non può aiutarti nessuno e devi spingerti sempre un metro più avanti. È una metafora di vita. È uno splendido gioco ed è uno splendido vivere>>.

Cos’altro aggiungere a quanto scritto. Che bisognerebbe vivere ogni giorno correndo sempre senza fermarsi mai. In fondo fin quando ci sarà una strada per viaggiare le nostre gambe andranno sempre avanti. E quando ci saranno delle curve rifiateremo a godremo dell’essenza del nostro essere.

  1. Francesco says:

    <>. Le più belle parole che un giovane può sentire. Complimenti e Auguri

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