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Gianfranco Santopaolo, un arcavacatese che a Sala Consilina ha realizzato un sogno

 
Una bella storia di vita e di amore verso gli ultimi.
 

 
Tutte le storie hanno un inizio. Ognuno di noi ha una storia da raccontare esse scorrono e si trasformano nel tempo della vita. In ogni storia ci sono sempre dei giorni che si piange, si fatica, c’è rabbia e disperazione. Ci sono giorni che aspettano risposte che non arrivano mai, giorni di ansie e delusioni. Ci sono giorni in cui una famiglia si accorge di avere un bimbo con gravi disabilità e si rende conto che non è mai pronta abbastanza per vivere questi momenti soprattutto se ti accorgi che sei impotente nei confronti di chi non ha sensibilità per queste problematiche.
 
In tutte le storie ci sono delle persone, anche in questa, e grazie al loro sostegno nasce a Sala Consilina, l’Associazione “Una Speranza”, un Centro diurno e residenziale per disabili.
L’artefice principale della realizzazione di questo progetto è un rendese di Arcavacata, Gianfranco Santopaolo, una persona con un CUORE GRANDE che è riuscito a realizzare una GRANDE SPERANZA per molti genitori che finalmente toccano con mano un sogno diventato realtà, dove i propri figli diversamente abili hanno una giusta collocazione e un’assistenza con servizi di prima qualità.
 

È una storia incredibilmente bella, una storia realizzata fra mille difficoltà e vicissitudini, per questo straordinariamente gratificante e solidale.
L’obiettivo era quello di non lasciare soli quanti necessitano di cure particolari e garantire un reinserimento nel mondo del lavoro attraverso percorsi socio-culturali orientati secondo le esigenze degli ospiti. Quando la struttura sarà completata, oltre ai laboratori, alla mensa ed agli spazi comuni per la socializzazione, ospiterà al suo interno gli ambulatori medici, una palestra per la fisioterapia e le residenze per il “con noi” ed il “dopo di noi”, cioè metterà a disposizione della categoria dei disabili un sostegno nell’immediato, che consenta una progressiva presa in carico della persona con disabilità già durante la fase di vita con i genitori e con il pieno coinvolgimento familiare nelle scelte future.
 
Questo grande lavoro è stato realizzato dall’impegno e la passione del nostro Gianfranco, artefice di aver contribuito a ridimensionare un po’ “l’inferno dei viventi” di cui parla Italo Calvino ne “Le Città Invisibili”.
«Nulla di grande è stato compiuto nel mondo senza passione», si legge sul sito della Fondazione. La tua, caro Gianfranco, non è stata solo passione, è anche amore cristiano che in questa società dove regna solo l’INDIFFERENZA, hai reso a molti la vita un po’ più bella.
 

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