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FOTOGRAFI IN NERO PER LE LAUREE ALL’UNICAL, IL CATTIVO ESEMPIO DELLA CALABRIA

RENDE – Ad iniziare i neolaureati al mondo del lavoro ci sono i fotografi abusivi appostati tra le aule in cui vengono proclamati dottori e ingegneri

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Un quadro desolante per chi spera di riuscire a trovare un’occupazione onesta che ripaghi i tanti sacrifici degli anni di studio. Un cittadino indignato dall’insolenza del lavoro nero istituzionalizzato ha scritto una lettera aperta per denunciare ciò che avviene all’Unical, da sempre, sotto gli occhi di tutti: studenti, parenti e, soprattutto, docenti. “Il futuro parte dall’Unical. Sì, ma in nero. L’istruzione è l’arma più potente che si possa utilizzare per cambiare il mondo”. Queste le parole di Nelson Mandela. Parole che evidentemente non sono mai giunte all’orecchio di chi dovrebbe (il condizionale non è messo poi così a caso) promuovere la cultura nella sua massima espressione. Parliamo di docenti universitari, coloro che dovrebbero formare la classe dirigenziale del domani. Docenti che, forse, hanno davvero nelle mani il futuro di questa nazione e che in alcuni casi “trovano il coraggio” di indossare la maschera della legalità pubblicando saggi contro le piaghe della mafia. Ma quando assisti ad un docente che con una nonchalance degna di nota ti invita ad indossare una toga “perché così le foto escono meglio” noleggiata abusivamente da un fotografo che prima dell’inizio della sessione di laurea confabula con la stessa commissione, ti rendi conto che forse quel presidente non ti sta inizializzando alla vita. Ti sta inizializzando ad una becera mentalità purtroppo intrinseca nella mente di molti calabresi. Certo, non ci sarebbe niente di male nel pagare qualcuno che sta offrendo un servizio (nel caso specifico un book fotografico e la “divisa” che si conviene durante una cerimonia di laurea). Non ci sarebbe niente di male se tal “professionista” lavorasse rilasciando delle ricevute fiscali. Peccato che la parola ricevuta fiscale sia in grado di generare in queste circostanze solo una grande risata dello stesso “professionista”, nonché degli altri presenti che ti guardano con gli occhi di chi vorrebbe dire “da quando un fotografo deve pagare le tasse?”.

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