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Cosenza – la polizia corre in soccorso dei parcheggiatori abusivi

“Pure l’inerzia è connivenza. Come quella di chi chiude ogni giorno un occhio, anche sulle cose apparentemente più piccole”. 

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Questa è la storia di un onesto cittadino alle prese con i Parcheggiatori abusivi e le forze dell’ordine:

Mi dirigo verso il centro storico, perché, in periodo estivo, il sindaco ha consentito ai locali di aprire dei banconi sul lungofiume: un modo diverso per passare la serata, cenare e bere una birra. Mentre cerco un parcheggio (davvero una rarità da quelle parti) mi si avvicina – secondo regola – l’abusivo di turno, a uno sputo dall’auto della polizia municipale, posta lì a vedetta (di non so cosa). L’uomo mi fa incastrare tra due colonne di macchine, in mezzo alla piazza. “Due euro, grazie”.  

Quando torno, un paio di ore dopo, la mia auto è chiusa dai quattro lati, uno dei quali è un rialzo del marciapiede, impossibile da superare a meno di danneggiare la scocca.   “Dottò… dovete aspettare che esca questa macchina, oppure scendere dal gradino”.   Gli faccio capire che non ho alcuna intenzione di optare per nessuna delle due alternative. Dopo qualche “trattativa” e una serie di sbuffi, decido di andare dalla polizia a 100 metri di distanza. L’agente di turno, alla mia richiesta di intervento del carro attrezzi, chiama un collega alla radiomobile. “Vieni che c’è un problema con i parcheggi”. Questo, a sua volta, dopo aver sentito la vicenda, chiama al telefono il maresciallo: “Marescià, venite pure voi..”. Mi dirigo, quindi, dove avevo lasciato l’auto con tutti e tre i poliziotti municipali e altri due di scorta. Arriviamo davanti agli abusivi, che nel frattempo si erano riuniti a consulto. Chi però pensa a un confronto tra due parti opposte – la legge e l’illegalità – si sbaglia di grosso.   “Marescià – fa uno di questi – il dottore non vuole collaborare… Da parte nostra massima disponibilità: gli abbiamo detto che abbiamo sbagliato. Che volete fare, ora? Fucilarci? Se vuole uscire, può scendere dal gradino. Non è che si può avere tutto…”. Un agente lo guarda perplesso. Gli fa “Chi è qui il presidente della… – gli strizza l’occhio – … cooperativa?”, una soluzione linguistica che è già un oltraggio all’intelligenza di chi era lì davanti. Confermo nuovamente la mia intenzione di non voler distruggere l’auto e di chiamare il carro attrezzi.

Uno dei poliziotti, allora, trova la soluzione all’impasse: “Se vogliamo essere precisi – si rivolge a me – ha sbagliato anche Lei a parcheggiare in divieto di sosta. Quindi adesso le faccio la multa”. Insomma, secondo le forze dell’ordine, l’unico modo per risolvere il problema è contravvenzionarmi per aver lasciato l’auto là dove gli stessi abusivi – autorizzati tacitamente dagli agenti, che vedevano (come tutte le sere) le “operazioni” sulla piazza – mi avevano detto di parcheggiare.   “Bene”. Gli faccio. Nulla di meglio! In questo modo, dovendo multare la mia auto, si sarebbe dovuto far lo stesso anche con le altre decine, tutte in divieto. E dunque, probabilmente, dopo questo episodio, gli abusivi avrebbero perso, agli occhi dei cittadini, quell’affidabilità che, sino ad oggi, ha consentito loro di fare “affari” in barba alle leggi. Senza contare gli eventuali risvolti penali per gli stessi agenti che, pur avendo contezza di un crimine, non lo hanno denunciato alle autorità competenti. E anzi, omettendo di compiere gli atti del proprio ufficio, hanno evitato di sanzionare le auto, come la mia, in divieto.   A mente fredda, questa soluzione non piace più neanche agli agenti. Così decidono di desistere dalla contravvenzione e, dopo una serie di tira e molla, consentono agli abusivi di creare una sorta di gradino scalare sul dislivello, in modo da farmi uscire con l’auto. Un’operazione che ha richiesto una ventina di minuti.   L’episodio, in perfetto vernacolo cosentino, sembrerebbe quasi una commedia comica degli anni 50, quando l’Italia usciva dal caos e dove il confine tra lecito e arbitrario era ancora sottile. Ma il pegno di aver legalizzato, da allora, le piccole e le grandi illiceità è proprio questo: che chi chiede giustizia si trova l’avversione delle stesse istituzioni, incapaci di applicarla.

fonte:laleggepertutti.it

  1. natascia says:

    pensate un po…. la sera dell’ inaugurazione del lungo fiume hanno parcheggiato le auto davanti al mio cancello di casa sotto indicazione degli abusivi, qualora fosse successa un urgenza di notte avremmo dovuto fare uno slalom con tremila manovrex uscire… a quel punto mio marito pa la con gli abusivi e loro di tutta risposta se ne fregano…. chiamiamo i vigili che sono a 100 mt da noi e di tutta risposta ci dicono che davanti al cancello ci voleva un divieto di sosta, mio marito fa notare loro che la pzz dove sono pparcheggiate tutte le auto è privata e appartiene ai residenti… alla fine dopo un dibattito telefonico nessuno di loro ha schoodato il cu…lo dalla poltrona… morale della favola l’ illegalità legalizzata…

  2. Luigi says:

    Pagando i due euro ai parcheggiatori abusi, hai contribuito a legalizzarli e mantenerli belli saldi nella nostra società. Se tutti evitassero di pagarli, di sicuro i parassiti si estinguerebbero.

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