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Assolti due ex-responsabili del McDonald’s di Rende

 

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Dopo quasi tre anni si chiude il processo contro i due ex-responsabili dei McDonald’s di Rende, quello del “Metropolis” e l’altro del “Marconi”,accusati dalla procura di Cosenza di essersi appropriati indebitamente della somma complessiva di 140mila euro relativa agli incassi di fine giornata relativi al periodo contestato nei capi d’imputazione, ovvero nel 2013. Infine il giudice ha quindi assolto Dario Sena e Luca Viatore, dalla vicenda dimostrando che all’epoca non ci siano stati realmente prove di ammanchi nelle casse dei due ristoranti in questione.
 

I due imputati sono riusciti a far valere le loro buone condotte professionali.Il tribunale di Cosenza, nella sentenza lunga dieci pagine è arrivato alla conclusione che i responsabili del “metodo” siano ben altri e non i due ragazzi processati.Quest’ultimi durante la fase dibattimentale furono anche licenziati e ovviamente da oggi in poi faranno valere i loro diritti in tutte le sedi possibili.
 

L’inchiesta – avviata da una denuncia presentata dai responsabili della società che gestisce i due centri – prende il via da un dato contabile che risultava anomalo: la “cassa contanti” era sempre incrementata dagli incassi giornalieri, esclusi i pagamenti tramite bancomat o carte, ma a fine giornata la cassa doveva dare un saldo, mentre in quella circostanza – come evidenza il giudice «presentava una crescita esponenziale del saldo che determinava una più attenta analisi dei transiti di denaro».
 

Il “metodo” – secondo quanto emerso nel processo – prevedeva che il foglio cassa che registrava l’incasso del giorno «“spariva”, nel senso che non veniva consegnato in amministrazione e, quindi i versamenti non venivano rilevati come mancanti». I versamenti indicati toccavano ai “manager” di turno che avrebbero studiato come sfuggire al controllo. La difesa, però, ha dimostrato che non era vero che gli ammanchi di cassa si verificavano quando i due imputati erano di turno, perché anche quando non lavoravano mancavano delle somme ma del valore di poche centinaia di euro. Si chiude dunque una vicenda che agli imputati lascia una grande amarezza per aver avuto il dito puntato, sapendo di essere innocenti come ha sentenziato il giudice.

 

 

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