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Antichi Delitti – L’amore maledetto di Giulia Moro

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I cocchieri fermi davanti al palazzo D’Elia a Corso Mazzini stanno godendo il venticello fresco della sera – è il 27 luglio 1918 – chiacchierando tra di loro. All’improvviso delle urla provenienti dal primo piano del palazzo li fanno girare incuriositi, poi tre colpi di pistola. I vetturini si guardano attoniti ma non hanno nemmeno il tempo di chiedersi cosa diavolo stia accadendo che sentono un quarto colpo e subito dopo le persiane di un balcone del primo piano si aprono e una donna urla:

– Aiuto! Aiuto! È successa una disgrazia, correte!

Due cocchieri, Umberto Santagati e Francesco Sansosti, si precipitano nell’androne del palazzo e salgono le due rampe a quattro a quattro. Sul pianerottolo uno dei portoni è socchiuso e, senza pensarci due volte, entrano in casa ma il primo dei due inciampa nel corpo di un uomo e per poco non finisce a gambe levate. Ferma al centro del corridoio c’è la donna che ha chiamato aiuto; in mano ha una rivoltella e sta piangendo.

– O gesummaria! Cosa è successo? – le chiede uno. Lei, senza dire una parola, entra in una stanza, ripone la rivoltella nella sua borsetta e ne estrae una boccetta, torna nel corridoio dove i due cocchieri stanno osservando il cadavere di un uomo dell’apparente età di più di quarantacinque anni, steso in posizione supina con i piedi divaricati che toccano la porta d’ingresso, con la giacca infilata per metà ed immerso in una pozza di sangue. La donna li guarda, svita il tappo della boccetta, ne beve il contenuto poi scosta i due uomini e si stende accanto al cadavere.

– Andate a chiamare qualcuno – dice la donna, prima di chiudersi nel mutismo. Uno dei due uomini si affaccia al balcone aperto e urla agli altri cocchieri ancora fermi lì sotto di correre alla Questura.CONTINUA A LEGGERE

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