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Ance Cosenza: appello ai sindaci sull’applicazione della Tasi

«Il perdurare della grave crisi economica sta acuendo oltre ogni limite le condizioni di notevole disagio in cui versano le imprese di costruzione».

Muove da queste prime considerazioni l’appello che il Presidente di Ance Cosenza Giovan Battista Perciaccante sottopone ai Sindaci dei Comuni del Cosentino, chiedendo loro di non estendere l’applicazione della TASI ai fabbricati realizzati per la vendita dalle aziende che hanno per oggetto esclusivo o prevalente l’attività di costruzione e alienazione di immobili.

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«Le nostre aziende – specifica il Presidente Perciaccante – già fortemente esposte nei confronti del sistema bancario, si trovano a dover fare i conti con il mercato dell’edilizia abitativa praticamente fermo e con il calo drastico degli investimenti in lavori pubblici. Eppure queste stesse imprese con la loro attività incidono in maniera sostanziale sui livelli di reddito ed occupazione dei territori comunali. In quest’ottica come Sezione Edile di Confindustria Cosenza chiediamo ai Sindaci di prevedere, all’atto della ormai prossima adozione della delibera comunale sulle aliquote per l’anno 2014, l’esenzione dal tributo per tali tipologie di immobili».

Il Presidente cita, come esempio, la scelta effettuata dal Comune di Rende, che nell’Avviso di pagamento dell’acconto TASI per il 2014, redatto a seguito di apposita delibera, approvata dall’allora Commissario Straordinario Maurizio Valiante, ha specificato che “sono esenti dal tributo i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati; i fabbricati acquistati dall’impresa costruttrice sui quali la stessa procede ad interventi di incisivo recupero e risanamento conservativo”.

«Questo provvedimento potrà servire a scongiurare la chiusura di tante piccole realtà produttive – conclude il massimo rappresentante di Ance Cosenza, Giovan Battista Perciaccante – e la perdita, alla spicciolata, del lavoro di tanti operai ed impiegati, con riflessi negativi sull’economia locale. Una circostanza di fronte alla quale non si può più restare inermi e che presuppone che le istituzioni e le forze economiche e sociali, nel rispetto dei propri ruoli, si diano da fare per uscire, tutti insieme, da una crisi, di cui ancora non si intravede, all’orizzonte, la fine».

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