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Alessandro e Nathan due modi di vivere, due modi di pensare

Un ragazzo calabrese ed un altro californiano analizzano l’attuale crisi economica 

La crisi : un mostro feroce. Il mercato del lavoro : inesistente. La politica : passiva. Le ingiustizie : un male incurabile. Scovare i motivi della crisi è un dibattito quotidiano dove ognuno – economista e non – espone la sua, ma forse a questo punto sarebbe più opportuno scovarne i rimedi per uscirne. Ma entriamo già in un campo più arduo, un po’ come cercare l’oro nel Midwest americano. “Uscire da questa crisi” significa crear lavoro, crear aziende, creare prodotto interno loro, creare consumi, tornare a far girare l’economia. In poche parole ci vorrebbe un New Deal – un nuovo corso – e ci vorrebbe un presidente come Roseevelt. Ci vorrebbero le famose riforme economiche e sociali che tutti attendono, bisognerebbe attenuare la pressione fiscale, i costi del lavoro. E soprattutto non si dovrebbe de localizzare dove il costo del lavoro è di molto inferiore al nostro. E forse come disse una sera di qualche tempo fa Gino Strada – fondatore di Emergency – “ci vorrebbe meno ingiustizia sociale”. Si perché nel nostro Paese forse la crisi – il mostro feroce -, il Leviatano cattivo è anche e soprattutto ingiustizia sociale. Per capire meglio tutto ciò abbiamo incontrato due ragazzi di venti anni. Di solito a vent’anni si pensa di avere il mondo in mano, si hanno milioni di sogni e di aspettative. Forse certezze poche, ma speranze tante. A volte troppe. Alessandro Imbrogno, i sogni li lascia al Bivio di Rose e le speranze le affida a Dusseldorf. Si perché Alessandro, venti anni e un diploma di Liceo Classico conseguito due anni fa, ha deciso di partite e lasciare l’Italia. Andrà nella potente macchina infernale tedesca. Andrà a creare ricchezza per il popolo germanico. Alessandro ha cercato ogni tipo di lavoro in questi due anni, ma quando si chiudono anche le porte per lavorare in una cucina, per fare il cameriere, per assillare la gente da una postazione call center e quando non vieni mai chiamato nemmeno per seminare in giro “quattro volantini” allora capisci che è finita. Che devi volare via. Alessandro esprime così il suo pensiero : “io qui mi sento inutile, le ho provate un po’ tutte ma non c’è speranza né via d’uscita. Non posso permettermi l’Università perché mio padre ha problemi con il lavoro, non riesco ad arruolarmi nell’ Esercito perché c’è troppa concorrenza e in ultimo non riesco a trovare nessun lavoro che venga retribuito. Cosa devo fare? Vado a Dusseldorf a fare il gelataio. Ho già il lavoro, mi pagheranno bene, sarò assicurato e imparerò una lingua nuova. Vado e spero di farcela, di poter rimanere lì e fare anche i soldi”. Mentre Alessandro baratta sogni e speranze con la Germania ci capita di conoscere e chiacchierare con un ragazzo di venti anni lontano anni luce dal vissuto del ragazzo del Bivio di Rose. Il suo nome è Nathan Turner ed arriva da Irvine, California. È qui in Italia perché è un missionario Mormone, e tra un Versetto della Bibbia e un altro del Libro di Mormon insegna inglese gratuitamente agli italiani. Nathan ha vent’anni e studia Economia e Business alla Brigham Young University di Provo nello Utah, e da grande vorrebbe fare o l’analista finanziario o il giornalista sportivo. Grazie alla sua intelligenza, alla sua volontà ed alla sua patria dovrà solo scegliere. Nathan è in Italia da un anno ed ha servito Gesù Cristo prima a Napoli, poi a Foggia ed ora a Cosenza. Ha scoperto un mondo che non immaginava ed alcune frasi tornano ogni giorno nella sua mente. Da qui il suo pensiero : “In Italia ho trovato tante persone sfiduciate che non lavorano, che vorrebbero lavorare e non possono. Persone molto capaci che farebbero tanto per questo paese. A Napoli al corso d’inglese c’erano tanti ingegneri che mi dicevano di non studiare ingegneria in Italia perché tanto non serve a nulla. A Foggia il motto, lo slogan dei ragazzi era : Fuggi da Foggia. All’inizio non capivo, pian piano si. Ed anche con amarezza. Negli Usa è tutto diverso. Le persone riescono a realizzarsi, le Università ci tengono ad avere ottimi e buoni studenti perché poi loro in futuro saranno il miglior spot per le stesse. Io sono californiano, ma sono andato a studiare nello Utah perché è la miglior facoltà d’economia che c’è ed anche perché l’Università costa molto meno che in California. C’è concorrenza e di conseguenza più scelta. Da noi la crisi in fondo è percepita in modo marginale, qui da voi è reale. Ma credo sia reale perché manca il lavoro, le opportunità. Da noi vige il motto : Impossible is nothing, niente è impossibile. Io almeno la vedo così. Ho notato una cosa in Italia : che la gente è scettica ed è attenta a tutto. Vive con molto egoismo individuale, mentre da noi ci si aiuta molto di più. C’è tanto più senso di appartenenza sia alla patria che al bene comune. E non c’è nemmeno tutta la spazzatura che avete voi per le strade. Forse bisognerebbe vivere con più positività e se io fossi calabrese o italiano farei comunque di tutto per cambiare le cose e per poter affermare : Impossible is nothing and chase always your dreams. Niente è impossibile ed inseguite sempre i vostri sogni”.

Giandomenico Sica

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