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Storia di cosenza II°Parte

Cosenza

Mariju

(Stemma)

“Mina mò ch’è carn’i pùarcu”(Motto)
Posizione geografica Terronia
Anno di fondazione 1000 d.C.
Abitanti 70.000 Cosentini e 35.000 Rendesi
Etnia principale Albanesi,Zallari, truzzi e terroni
Lingua dialetto cosentino
Sistema di governo vurri-vurricrazia
Moneta patata silana
Attività principale non fare un cazzo tutto il giorno, spendere in aperitivi e criticare

 

 

  Femmina cosentina

Generalmente il rozzo cosentino si accoppia e riproduce con la rozza. Esistono tre generi di rozze.

  • La prima è la simil-velina tendente all’anoressia, che indossa abiti succinti seguendo rigorosamente la moda dettata da troniste e corteggiatrici di Uomini e Donne: dunque libero sfogo a scaldabraccia, scaldamuscoli, cerchietti con stelline annesse, braccialetti con ciondoli a forma di bauletto, stivali bianchi con fibbia e borchie che vanno a mettere in evidenza torniti polpacci già aggraziati da calze color fuxia, cinturoni che coprono i 3/4 della figura, borsette Pink Bag (la Pinko è un must delle vip), e l’immancabile french manicure.
  • Il secondo genere di rozza non differisce molto dalla prima se non per le dimensioni: anch’essa esalta la propria figura con pantaloni a vita bassa e top microscopici che lasciano scoperte le deliziose maniglie dell’amore ormai divenute balaustre.
  • La terza è facilmente associabile alla studentessa universitaria, solitamente trentenne che vive in casa dei genitori. La sua figura snella e i suoi abiti lasciano presagire la normalità del soggetto, ma avvicinandovisi ci si accorge di alcune pecche. La prima riguarda il modo di parlare, fintamente colto e pieno di vocaboli inusuali, quasi forbito. Non ci si lasci prendere per i fondelli da ciò, dato che la cadenza di talune parole è scandita con il solito accenDo cosenDino molto marcato. Tali donne, dette anche “stroloche”, rimbambiscono gli uomini col fine del matrimonio, pratica professionale molto amata in previsione di spese future “addì macs mara!”. La seconda pecca riguarda frequentazioni e parentele. Le frequentazioni sono molto importanti, come cita il proverbio “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”. Le donne di questo sottotipo annoverano frequentazioni altolocate e in luoghi assolutamente VIP. La realtà vuole che non sia così, perché l’estate sono solite riunirsi in quel di Sangineto per affollare la notissima discoteca del luogo. Le parentele sono altrettanto importanti, d’altronde, stilando una linea parentale, noteremo che tutti sono parenti di tutti e che tutte conoscono il fior fiore di filosofi, giuristi, matematici e colti della città. Il loro fine è come sempre quello di scioccare il maschio cosentino affinché la sposi nella speranza di un lavoro “aru cumune” per poi divorziare contestualmente al parto di un nuovo potenziale soggetto a rischio.

La sottospecie è portata per natura alla violenza e alla bestemmia facile. Il trucco della rozza è caratterizzato da una base di stucco applicato con cazzuola e impanato con abbondante cipria, al di sopra del quale gli scienziati dopo accurati studi hanno potuto riscontrare la presenza di tutti i colori dell’arcobaleno.


Bambino 

L’ultima moda a Cosenza è quella di dare ai propri figli nomi di attori, attrici o più semplicemente nomi stranieri. Non è raro sentire sulle spiagge “Michael ti fazz’ a faccia tanta”, “Melanie, Naomi ed Elisabeth, uscite subito dall’acqua che è arrivata mamma ‘ccu ra parmigiana”. Oppure delle voci fuori bordo urlare “Shaaaaaaaaaaaaaaroon”. Le mamme cosentine sono sempre molto attente all’alimentazione dei propri pargoli, chissà perché li vedono sempre sciupati. E allora, cosa c’è di meglio di un bel panino con Nutella in spiaggia il 15 agosto con 45° e il sole allo zenit? Ecco spiegato perché il cosentino medio prende la casa in riva al mare…


Cosentino in Vacanza 

Il genere rozzo tende all’autoconservazione e alla salvaguardia della specie, per cui non è difficile riconoscerne gli esemplari in luoghi ameni quali le spiagge rigogliose della costa tirrenica (chiamata Cosenza Beach). L’esemplare maschile si distingue dal tipico zoccolo in legno trascinato con leggiadria sul lungo mare e nelle strade di paese; è usanza del rozzo trascinare lo zoccolo anche nel caso in cui si trovi a bordo di un ciclomotore per evitare di passare inosservato. Il truzzo d.o.c. (di origine cosentina n.d.r.) non acquista un nuovo paio di zoccoli finché il precedente non ha raggiunto un’altezza di mezzo millimetro a forza di raschiare le strade di Fuscaldo. Il CSR (Consiglio Superiore dei Rozzi) assegna gli zoccoli anche alle grezze; queste ultime però hanno in dotazione altri due accessori: un costume intero a fiori grandi, rossi neri e verdi e una pinza per capelli celeste o fuxia di forma squadrata.

Quando il cosentino medio dice “scendo al mare” intende andare a Paola, considerata la spiaggia cosentina per eccellenza. Infatti il cosentino medio non sopporta più di mezz’ora di viaggio. Inoltre il cosentino si riversa nelle spiagge di Fiumegrezzo (alias Fiumefreddo), dove c’è in tutto una pescheria, un forno e una gelateria e Torregrezzo (alias Torremezzo) altro posto rinomato per smoderata bruttezza. Ogni tanto il cosentino si spinge fino a Diamante Beach e quando torna racconta ai suoi concittadini delle proprie imprese ai limiti del mondo conosciuto.


Quelli che…il calcio 

La tifoseria cosentina è alquanto variegata e composta da:

  1. Il tifoso occasionale, che si reca allo stadio solo se la squadra fa risultati e se la temperatura oscilla tra i 18 e i 20 gradi (a ‘ssu cazz’ i San Vito c’èn’umidita’!!). Si posiziona in Tribuna B e guarda distrattamente la partita perché concentrato ad ascoltare in cuffia la Juventus.
  2. L’assiduo della curva sud, che qualsiasi cosa gli chiedi ti risponde: “Comba’, vida ca io mi signu fatto tutt’ i trasferte, ma tu ad Eboli c’eri?”. L’ultrà durante la partita è impegnato in altre pratiche, tant’è che mentre l’arbitro ti sta dando un rigore contro è probabile che lui stia cantando “E Catanzaro, Catanzaro merda”.
  3. La tifosa impellicciata della tribuna numerata, che fa le sue comparsate in novembre e dicembre. La sua missione è mirata a far prendere aria alla pelliccia che puzza ancora di naftalina. Non c’è pericolo, la sua presenza allo stadio è sporadica, l’umidità le fa arricciare i capelli.

Trasporti

Il cosentino alla guida è geneticamente moscio: richiede calma, tranquillità e tutto il tempo che serve per trovare il parcheggio il più vicino possibile al posto. Sullo stesso cromosoma troviamo il gene SUV-4, causa dell’insopprimibile desiderio di non parcheggiare altrove finché non si riesce a infilare le chiappe del proprio SUV direttamente nella vetrina della farmacia. Negli ultimi mesi i trasporti nella città dei Bruzi si sono evoluti tantissimo. Fino al Natale 2007 gli abitanti per spostarsi usavano triclicli, automobili a vapore, slitte, carri armati, Mini Cooper, Audi e BMW. Oggi, pur non abbandonando l’abitudine di usare l’auto anche per brevissimi spostamenti di pochissimi metri, e continuando a coltivare l’implacabile desiderio di parcheggiare con le chiappe del pro, prendono il bus. Ebbene sì, il regime comunista ereditato direttamente da un neurone di Fidel geneticamente modificato con un cromosoma preso dal cordone ombellicale del figlio della Catizone, ha permesso di allenare giovIni piloti alla guida di bus che collegano la centralissima ed ecologicissima autostazione alla locale Università Degli Studi della Calabria.I Piloti di bus, selezionati attraverso la tecnica dell’ostracismo comparato, compiono il tragitto lungo e periglioso in circa 17 minuti permettendo così ai giovIni studenti di poter vomitare la colazione del mattino, in modo da farli sentire leggeri per l’inizio dei corsi.Altro utilissimo mezzo di trasporto comporta in una scala mobile non funzionante nei pressi della discesa “da delegaZZione”, accanto l’antico edificio della prefettura sito nella piazza del Teatro “Rendano”

Da notare anche l’esistenza di una inutile funivia che collega il comune della città all’Inferno (si era pensato di farne una anche per il paradiso, ma non si aveva la più pallida idea di chi potesse andarci).

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